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“La banda ultra larga sarà la materia prima del nostro futuro, per l’intero sistema economico e sociale. Sarà la risorsa imprescindibile su cui costruire la competitività futura del Paese e deciderà le nostre possibilità di rimanere una delle nazioni più avanzate del pianeta.”
Questo è uno dei concetti fondamentali alla base della Strategia per l’accesso alla banda ultra larga varata nel 2015 dal Governo Italiano all’interno delle iniziative previste dall’Agenda Digitale (www.bandaultralarga.italia.it).
Analizzando la citazione si intuisce quanto i sistemi di telecomunicazione stiano assumendo, per un Paese moderno, sempre più importanza sia a livello di avanzamento tecnologico che di competitività. Ormai le reti di telecomunicazione rappresentano una delle infrastrutture più delicate e sensibili di una nazione. Già oggi l’interruzione dei sistemi di comunicazione paralizza in misura maggiore le attività di uno Stato rispetto, per esempio, ad uno sciopero generale dei trasporti. Anche i recenti fatti di cronaca avvalorano tale concetto: basti vedere le tensioni tra USA e Russia a causa dei reciproci attacchi informatici (la guerra digitale o cyber war potrebbe diventare una componente importante dei futuri conflitti, forse addirittura fondamentale).
L’infrastruttura è l’elemento fisico sul quale si incardina la tecnologia, quest’ultima è la componente che permette il trasferimento delle informazioni mediante l’infrastruttura stessa. In sostanza anche la tecnologia più all’avanguardia possibile deve avere un’adeguata infrastruttura a supporto, altrimenti rimane poco fruibile od addirittura inutilizzabile.
Le scelte per le infrastrutture comunicative sono ad oggi considerate tra le decisioni più problematiche e cruciali di uno Stato.
Col passare del tempo ed in base agli investimenti effettuati dai vari Paesi, i sistemi di telecomunicazione saranno quindi in grado di connettere miliardi di persone, di computer ed addirittura di oggetti. Una solida infrastruttura a banda larga, prima, ed ultra larga, poi, per i sistemi di telecomunicazione genererebbe una accelerazione nella diffusione delle Smart Grid, della Smart City e dell’Internet degli oggetti (Internet of things – IoT – che a livello residenziale ed impiantistico trova applicazione tramite la domotica e la Building Automation).
Risulta quindi chiaro come sarà anche lo sviluppo infrastrutturale ad influenzare la crescita e, di conseguenza, la possibile offerta tecnologica di un Paese.
Purtroppo i costi necessari per le scelte infrastrutturali sono solitamente di grande entità e difficilmente recuperabili in toto, finendo così per essere classificati come sprechi.
In campo digitale un upgrade infrastrutturale provoca in primo luogo un aumento della stabilità del sistema e consequenzialmente un aumento della velocità di comunicazione. Avere maggiore sicurezza e rapidità nella circolazione delle informazioni provoca anche un aumento di competitività. Ecco perché i Paesi più sviluppati, rendendosene conto, hanno avviato una serie di investimenti mirati all’implementazione di migliori infrastrutture per le telecomunicazioni.
Gli Stati Uniti d’America, nel 2010, avevano fissato come obiettivo per il 2020 il collegamento di tutte le sedi delle amministrazioni pubbliche con una rete da almeno un 1 Gbps ed attualmente, in intere aree metropolitane come anche in molte comunità locali, operatori nazionali e territoriali stanno realizzando reti a 1 Gbps e presentando le prime offerte commerciali per aziende a 10 Gbps.
La Corea del Sud sta portando la propria rete da 100 Mbps a 1 Gbps.
Allo stesso modo, in Inghilterra, Israele, Slovenia, Romania, Sud Africa ed in tante altre parti del mondo, dove già sono presenti reti anche a 100 Mbps, si sta già investendo per fare un ulteriore passo in avanti verso le reti a 1 Gbps, perché quelle attualmente esistenti presto non saranno più adeguate.

E l’Italia?
Attualmente l’Italia, secondo le maggiori agenzie, si posiziona a livello europeo nelle zone basse delle classifiche relative alla digitalizzazione ed alla diffusione della banda ultra larga. Con un mondo che punta sempre di più sulla digitalizzazione e sulle reti di telecomunicazione non rimanere al passo con le altre Nazioni potrebbe portare a divari difficilmente colmabili in un prossimo futuro, con pesanti ripercussioni sullo sviluppo competitivo del nostro Paese. Ecco perché è necessaria un’inversione di tendenza rispetto alle scelte che hanno contraddistinto l’Italia in passato sulle grandi infrastrutture (come ad esempio la terza corsia dell’autostrada, la TAV, etc.…). Per il nostro Paese sono quindi stati programmati, attraverso l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID), vari interventi per raggiungere, entro il 2020, il 100% di copertura per la banda a 30Mbps e 50% di adozioni per la banda a 100Mbps a fronte di una copertura dell’85%.
In sintesi quindi l’implementazione della banda ultra larga è il punto di partenza per poter avere in un futuro non tanto lontano un’Italia meno burocratica e maggiormente interattiva (come semplicità e velocità di erogazione dei servizi) per la popolazione oltre che altamente competitiva ed in linea con le richieste fissate dall’Unione Europea (Agenda Digitale Europea).
Dato che la strada per raggiungere tali traguardi è ancora molta, sarà necessario nei prossimi quattro anni un impegno diffuso, che coinvolga oltre alla Pubblica Amministrazione centrale e locale anche tutto il settore ICT, le imprese, le associazioni di categoria fino ai cittadini.