Nel mentre che consideravo (cfr. foto) che ci sono uffici ed uffici, così come soci e soci, qualcuno, cambiando prospettiva, mi ha beccato nel mentre che pensavo … il bello di avere tanti amici che ti aiutano a relativizzare, sempre …

Ma quali erano i pensieri?
Questa volta semplici e brevi (quasi), come segue.

Molti stati, tra cui quello italiano, cosi come molte regioni, tra cui la nostra, ben prima che entrasse la moda (che oggi qualcuno vede come cogente) dei venture capital, investivano enormi capitali di rischio sotto la bandiera, di decennio in decennio, di moda.

Provo a spiegarmi.
Abbiamo avuto i piani di rinascita e ricostruzione, abbiamo avuto gli anni dello sviluppo, abbiamo avuto gli anni delle programmazioni negoziate ed integrate, gli anni delle 488 e dello sviluppo locale e così via.

Se solo potessimo realmente quantificare i finanziamenti a fondo perduto che sono, dalle casse pubbliche, discesi nel sedicente sviluppo per i territori, ci renderemmo conto di quanto capitale di rischio è stato messo in gioco.

Ma a cosa è servito? Cos’è cambiato?
Siamo sicuri che quel che manca oggi sono i soldi?
Siamo infatti sicuri che servano altri incubatori e/o acceleratori pubblici e/o privati?
Siamo sicuri che servano altri capitali di rischio pubblici e/o privati?
Chi ci assicura che i sistemi di rilancio nazionali stiano percorrendo scelte strategiche corrette?
Chi ci assicura che tutta la finanza pubblica che normalmente viene messa a disposizione con bandi e gare, sia per le imprese vecchie che per quelle nuove, esca in maniera per le stesse percorribile ed utile?

Cos’è che non è cambiato nonostante i soldi ed il passare del tempo?
Non è cambiato l’approccio ed il modo di affrontare le questioni. Oggi come ieri non si valorizza né giustappongono le competenze (ad iniziare da quelle manageriali e gestionali), le capacità relazionali e commerciali, si continua a prestare poca attenzione a visione e strategia, non si è ancora compreso il vero valore dell’istinto di rete e dell’intuito per l’evoluzione dei prodotti e così via.
Cultura aziendale e del rispetto del prossimo sono sempre stati poveri, ma questo non significa che debba continuare ad essere così.
E, per dirla tutta, presterei nuovamente attenzione al bon ton, le buone maniere e la deontologia, contano, così come le parole.
Nel mondo devono valere parola e stretta di mano, nel mondo deve valere la prova provata (per acta et facta).
Solo così realmente diffondiamo fiducia.

Se le aziende, vecchie e nuove, continuano a cercare risposte vecchie per problemi vecchi e nuovi non si muoveranno dal pantano in cui sono.
Se si continua ad investire nel vecchio non si otterrà nulla.
Se si continua a presumere di avere la dote dei rabdomanti non si otterrà nulla.
Se si continua a presumere che a fare eventi in cui si parla d’innovazione o si presentano innovazioni possibili sia la strada per il cambiamento non si otterrà nulla.
Se si pensa di essere sempre e comunque dei fenomeni in grado di capire tutto e saper fare tutto, si è già sul viale del tramonto (e nel mentre che si percorre la gente che capisce ride anche dietro).

Tanto è stato fatto, spesso con energia ed in buona fede.
Ma tanto ancora deve essere fatto.
Noi siamo quello che facciamo, non quello che raccontiamo voler essere.
Non serve dichiarare di saper fare o di voler fare, non è li la realizzazione, non è li il cambiamento.
Con le dichiarazioni d’intenti non si produce nulla.
Ed attenzione a dichiarare e basta, a furia di dichiarazione d’intenti si capisce che il nulla caramellato dal niente sottende dabbenaggine, insipienza ed incompetenza.

In un mondo dove tutti parlano e pestano l’acqua coi piedi attirati da vanagloria, i territori riusciranno a guadagnare un posto (il proprio) nel futuro nella misura in cui saranno in grado di generare nuove competenze, di migliorare le vecchie, di costruire reti, di agirle e di creare nuovi prodotti per vecchie e nuove necessità.
Sarà la nuova impresa a cambiare il volto degli scenari.
Sarà il nuovo modo di vedere i comparti consolidati a far crescere il sistema.
Un mondo dove ci sono più soldi (in mani di pochissimi e spesso mal gestiti) che idee, è un mondo che ha fallito in partenza.

Io sto dalla parte delle idee e di chi ha energia per realizzarle.
#astenersiperditempo.
Non sono fatto per portare il vino e bere l’acqua #sapevatelo.

E sconsiglierei a chi campa (o almeno ci prova) delle idee e del lavoro altrui di proseguire su questa strada, oramai la gente ricorda e tiene traccia di tutto, siamo una generazione (a differenza della precedente) che ha memoria semplice e storica, oltre che tera di memoria e molto ordine

Se non è strettamente necessario, non facciamo fare i soldi a chi li ha già, creiamo invece le condizioni e promuoviamo azioni che consentano ai territori di generare e trattenere la ricchezza, nelle sue varie forme, sociali e culturali prima, economiche e produttive poi.

W la vita, il futuro è di chi lo fa!
Vostro affezionatissimo, Nicola

#futurenofear

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