Internet whereas previously customers would work by orlistat uk availability preventing ovulation the..

Parliamo spesso di “cervelli in fuga”. Partire o rimanere in Italia, questo è il dilemma. Il mio amico Simone è un giovane ingegnere che come me ha scelto di restare in Italia per cercare di cambiare ciò che non va. Simone conosce Andrea, un altro giovane ingegnere che ha scelto di lavorare a Dubai. In un’intervista ad Andrea le motivazioni della sua scelta e il racconto di come funziona là.

Simone: Ciao Andrea, ti andrebbe di raccontarmi la tua vicenda ed i motivi che ti hanno spinto alla fuga all’estero?

Andrea: La mia avventura all’estero inizia grazie alla partecipazione ad un master organizzato dalla Regione Liguria e da alcune importanti aziende genovesi, che dava l’opportunità, reale, di essere integrati in una grande realtà’ dell’impiantistica italiana. La partecipazione al master è stata quasi casuale, essendo stato invogliato a partecipare dal direttore di una azienda dell’imperiese in cui ero tirocinante. Si, perchè dopo aver conseguito la Laurea Magistrale con Lode in Ingegneria dell’Ambiente e del Territorio nell’Ottobre del 2007, il mercato del lavoro Italiano mi aveva accolto con una pletora di opportunità: colleghi Ingegneri senior che offrivano 12 ore di lavoro intenso per un “lauto” compenso di 400 euro al mese (“sa, lei è un apprendista”) e grandi gruppi che offrivano quasi esclusivamente stage o tirocini di 6/18 mesi senza alcuna garanzia di assunzione futura. Il master prevedeva 2 mesi di tirocinio formativo in azienda, poi effettuati all’estero su proposta di una delle aziende partecipanti. L’esperienza estera fu molto dura ma fortemente istruttiva ed alla conclusione del master la stessa azienda mi propose un contratto di lavoro, sempre all’estero. Da allora ho lavorato sempre fuori dall’Italia nello specifico in Medio Oriente, sia per aziende italiane sia per aziende locali con piena soddisfazione.

Simone: quindi il percorso studio-lavoro, nel tuo caso, è stato fondamentale. Il connubio aziende/università ti ha consentito lo sbocco professionale. Certamente le alternative proposte sono quelle che tutte conosciamo. Ma lavorare lontani dall’Italia che opportunità ti ha dato?

Andrea: La prima cosa che si nota e’ lo stipendio. Decisamente più alto di quello che un collega con la stessa esperienza avrebbe preso in Italia. Il divario diventa ancora più evidente in quei paesi dove la tassazione è’ assente o molto ridotta: l’Ingegnere arriva anche a prendere 3/4 volte lo stipendio netto italiano. Generalmente la figura dell’ingegnere e’ rispettata e raccoglie graditi sguardi di approvazione da colleghi e conoscenti quando viene comunicato loro che hanno di fronte un Ingegnere iscritto all’albo, perché’ l’iscrizione all’albo e’ sinonimo di serietà’ e competenza, un traguardo che non tutti riescono a raggiungere. La parte più’ positiva del lavorare all’estero come ingegnere e’ la possibilità’ di rapportarsi con persone provenienti da formazioni e culture molto diverse, dando la possibilità’ di un interscambio culturale molto importante. Grazie a questa possibilità, ho capito col tempo che l’Ingegnere italiano ha una conoscenza teorica che non ha paragoni al mondo, avendo studiato il “behind the scene” della maggior parte delle formule e nozioni che vengono quotidianamente usate.  Le possibilità di carriera sembrano essere più alte che in Italia, sia per fattori meritocratici ma anche grazie al fatto che il mercato del lavoro è meno rigido ed è più semplice trovare nuove opportunità lavorative con migliori prospettive di carriera e stipendio. Al momento mi trovo a Dubai, e la qualità dei progetti sui quali un ingegnere potrebbe essere chiamato a lavorare e’ decisamente più interessante e stimolante che altrove. Per fare qualche esempio, qui e’ quasi la norma lavorare su mega-progetti come grattacieli di 50/60 piani, mega parchi giochi, creazione di isole artificiali e via dicendo. E tutto e’ stato digitalizzato. Se le carte sono in ordine, si possono ottenere I permessi per costruire quasi senza lasciare il proprio ufficio.

Simone: la frase del rispetto sulla nostra figura professionale mi ha seriamente colpito. In Italia spesso siamo considerati dai clienti dei meri passacarte, è incredibile che dei bravi professionisti non debbano avere in patria il rispetto che meritano. Immagino tu non abbia grosse intenzioni di tornare presto a lavorare qua, o sbaglio?

Andrea: Guarda Simone, per varie ragioni sono rimasto senza lavoro per un paio di mesi nel 2014 e ne ho approfittato per cercare occupazione in Italia. Mi sono recato all’ufficio di collocamento con fiducia ma sono stato liquidato in meno di 5 minuti con la frase “ecco ora con questo foglio puoi fare la richiesta per l’indennità di disoccupazione”. Alla mia risposta che volevo lavorare e non prendere l’indennità, l’impiegata e’ rimasta sorpresa. In quel momento ho capito che in Italia c’era poco da fare ed in poco meno di tre mesi ho trovato occupazione a Dubai, mentre non ho ricevuto neanche una chiamata da aziende Italiane. C’è da dire che non è il sistema Italia che è in difetto, perché ho incontrato nel mio percorso molte aziende intenzionate ad inserire giovani talenti, a farli crescere e premiarli. Ma la tassazione è talmente alta che vengono tutte progressivamente strozzate. E’ molto più conveniente non assumere un Ingegnere italiano in Italia e sostituirlo (a pari o minor costo) con 4 tecnici indiani in India e de-localizzare parte dei servizi di ingegneria. Anche se non mi dispiacerebbe tornare in Patria, al momento non vedo un futuro roseo o grandi prospettive di sviluppo per la nostra categoria in Italia e quindi mi limiterò a continuare a dare i miei contributi alla Commissione Giovani via web come fatto finora.

Grazie a Simone Di Marcoberardino, Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Imperia, e a Andrea D’Ettore, Ingegnere Ambiente e Territorio