Se andate a cercare sul Dizionario (Treccani), sotto la parola legge, prima delle applicazioni specifiche, trovate questa definizione generale “In generale, ogni principio con cui si enunci o si riconosca l’ordine che si riscontra nella realtà naturale o umana, e che nello stesso tempo si ponga come guida di comportamenti in armonia con tale realtà”. Non e’ semplicemente perfetta?

Se penso all’ambito dei lavori pubblici, mi aspetto che le leggi del settore rispondano ad un bisogno pubblico (di opere, interventi, procedure..) fornendone gli strumenti operativi ‘in armonia con l’opera che devo realizzare’, per salvaguardare il bene pubblico stesso.

Detto cosi’ forse e’ un po’ troppo ‘poetico’ e di certo poco si sposa con la realta’ della situazione legislativa, fatta in genere di documenti del dopoguerra ai quali sono state fatte aggiunte e ritocchi che, non avendo mai portato alla sostituzione del documento originario, portano ad un documento di riferimento del peso di tonnellate e lungo mezzo secolo. D’accordo, forse esagero. In alcuni casi e’ stato fatto lo sforzo di revisionare interamente la normativa proponendo un documento nuovo, ma soggetto a infinite revisioni, cambiamenti e ritocchi.. e che soprattutto in alcuni casi ha portato a situazioni ingestibili.

Dal lato del legislatore dobbiamo ammettere che c’e’ la difficolta’ di confrontarsi con un paese dove vige il motto ‘fatta la legge, trovato l’inganno’. Quindi e’ comprensibile che si cerchi di produrre una sorta di ‘carrarmato legislativo’, a prova di qualsiasi furbetto.

Ma se guardiamo in cosa si traduce questa assenza totale di fiducia nell’operatore, in termini di opere pubbliche, restiamo sconcertati.

Perche’ ormai la legge, per i motivi di cui sopra, e’ talmente restrittiva e vincolante, fatta da cavilli degni da avvocati e non da tecnici, che, nella gestione di un appalto, un tecnico in un ufficio pubblico non corre alcun rischio di errore solamente se, in pratica, non fa nulla. E visto che lo stipendio negli uffici pubblici non e’ legato alla produttivita’, posso capire che ci sia la tentazione di arrivare a fine giornata schivando responsabilita’ e decisioni per dormire tranquilli la notte. Capite che cosi’ un Paese non va da nessuna parte. Opere ferme, ritardi immensi, procedure infinite, nessuno che si prenda la responsabilita’ di nulla…

Ma io mi chiedo: possiamo pensare che esistano dei tecnici che lavorano negli uffici pubblici, che vogliono semplicemente fare il loro lavoro, che ricevono uno stipendio onesto e che tengono al loro paese, che vorrebbero renderlo migliore per i loro figli, che sono competenti e sanno valutare cosa e’ utile e cosa no, che sanno scegliere una impresa non per interesse personale ma per esperienza dimostrata, per realizzare le opere di interesse pubblico?

Allora, in questo Paese dove i tecnici pubblici sono persone con un’ etica della professione, come pensiamo che le normative sugli Appalti Pubblici possano aiutare il lavoro di questi tecnici? Come possono le scelte lasciate in realta’ ai politici, che scelgono per un massimo ribasso, evitare che appena l’Impresa vincitrice del bando si stabilisce in cantiere inizi a sollevare un numero infinito di riserve e fermi i lavori? Del resto iniziare un’opera e’ un contrassegno sotto la ‘colonna dei piu’’ durante le successive elezioni, poco importa se gli sconti con i quali si vincono i bandi sono evidentemente insufficienti per fare un lavoro decoroso.

<<Sveglia, questo mondo di ‘tecnici illuminati’ che descrivi, non esiste>>, mi hanno detto.

Siete sicuri? Io sono certa che, sotto la miriade di cartellini timbrati nei giorni di ferie, si nascondano anche persone alle quali vale la pena affidare ‘il bene di tutti’. Forse dovremmo imparare a parlare anche di loro. Soprattutto dovremmo mostrare che sappiamo punire davvero chi ruba e si arricchisce sulle spalle degli altri, che ancora gira a testa alta e ancora riceve uno stipendio pagato dalla stessa popolazione che ha derubato, grazie alle leggi che lo tutelano. E non accanirci su chi commette degli errori, cercando di districarsi nelle spire della legge per risolvere i problemi pratici del proprio paese, assumendosene la responsabilita’ e senza alcun guadagno personale. Allora, forse, daremo un po’ di fiducia a chi un paese vuole farlo funzionare e magari qualche stimolo positivo per tutti gli altri: che possano credere che la Giustizia esiste davvero, e che davvero e’ uguale per tutti.

Ma tornando al nostro dilemma: a cosa serve la legge? Io credo ancora che la legge sia uno strumento teso ad aiutare l’operatore che opera per il bene pubblico e non, al contrario, uno strumento nel quale si cerca di difendere il pubblico dall’operatore. Del resto, se si vogliono fare sul serio i controlli, i modi ci sono e i criteri sono semplici: controllo dell’integrita’ di professionisti e imprese e controlli sul risultato prodotto.

Ci spaventa il fatto che un tecnico possa scegliere l’impresa che conosce e non la migliore? Facciamo funzionare gli strumenti che abbiamo: se le SOA fossero gratuite e non a pagamento, potrebbero diventare davvero uno strumento serio per la selezione. Ci spaventa la possibilita’ di raccomandazioni sottobanco? Rendiamole uno strumento di valutazione, come fanno altri paesi in Europa: se hai lavorato bene per me, ti raccomando per altri lavori, assumendomi la responsabilita’ per la raccomandazione che firmo. Temiamo episodi di corruzione? Facciamo i controlli.

La faccio troppo facile? Forse. Ma, come sempre, le persone, i singoli, fanno la differenza.

Si puo’ fare. Per il bene pubblico, per il bene di tutti. Ciascuno faccia la sua parte.

Gjemnessundbrua-Arianna Minoretti-Statens Vegvesen

Gjemnessundbrua – Norvegia – foto privata