La redazione di #scintille ha intervistato Gianluigi Rozza, un giovane e brillante ingegnere che dopo aver passato alcuni anni all’estero ha scelto di ritornare in Italia per continuare a fare ricerca e innovazione nel suo Paese natale.
Attualmente Gianluigi è Professore Associato in Analisi Numerica a Trieste presso SISSA MAthLab, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati. Non solo cervelli in fuga, dunque: c’è chi con coraggio sceglie di rimanere nel proprio Paese per contribuire all’innovazione e al cambiamento.
La sfida maggiore è partire o restare in Italia? A voi la risposta.

Ho creduto in un sogno e alla fine si e’ realizzato, anche se non è stato facile e sono servite davvero tante energie e molto entusiasmo e ottimismo. E adesso lanciata la sfida viene il lavoro vero sul progetto AROMA. Sono orgoglioso di aver vinto questo premio di ricerca da ricercatore italiano in Italia e sono felice di portare un po’ di Europa in Italia. Credo nel mio Paese che tanto ha dato all’Europa, e più in generale ha contribuito in misura determinante alla scienza e al progresso mondiale.

1) In cosa consiste il tuo progetto di ricerca e quale finanziamento hai ottenuto?

L’agenzia esecutiva del Consiglio Europeo delle Ricerche (ERC), istituito dalla Commissione Europea nel 2007, mi ha attribuito un grant Consolidator per realizzare nei prossimi 5 anni il progetto di ricerca dei miei sogni in Europa. Si tratta di un premio da 1,66 Milioni di Euro per costruire un team di ricercatori che andranno a sviluppare metodi numerici per esportare il calcolo scientifico in strumenti moderni e di largo consumo, quali smartphone e tablet.
E’ un progetto visionario, con importanti collaborazioni nazionali e internazionali, tra matematica, ingegneria e medicina, nome in codice AROMA, premiato e finanziato al 100% dal Consiglio Europeo delle Ricerche. Questo grant porterà al reclutamento di almeno 8 nuovi ricercatori (con esperienze diverse: dal neolaureato al ricercatore affermato) nel team che dirigerò tra il 2016 e il 2021, presso la SISSA, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati di Trieste, alta scuola pubblica italiana per la formazione dottorale internazionale. Il premio si inserisce in un programma speciale europeo che vuole sostenere la competitività e il trasferimento tecnologico in Europa, noto come Horizon 2020, con un bilancio globale di circa 90 miliardi di euro. Il Consiglio Europeo delle Ricerche (ERC) è stato fondato con lo scopo di selezionare e premiare i ricercatori e per consentire loro di realizzare le loro brillanti idee in Europa e trasferirle verso il mondo industriale e dei servizi, creando occupazione e migliorando la qualità di vita dei cittadini europei. Non ci sono vincoli sulla nazionalità dei ricercatori, l’unico obbligo è fare ricerca di eccellenza in Europa. Vengono premiati progetti ad alto rischio e con impatto tecnologico potenzialmente molto importante (“alto rischio, alto guadagno”). Circa il 10% delle proposte presentate vengono finanziate e il programma ERC rimane da sempre molto competitivo e molto ambito, sfidando le menti migliori, si rivolge a ricercatori promettenti che hanno dimostrato di avere il potenziale per diventare leader internazionali e indipendenti. L’unico criterio di selezione è l’eccellenza scientifica del proponente e della proposta. Il proponente deve aver già dimostrato queste doti, ma anche indipendenza nella ricerca e forte visibilità e riconoscimento internazionale. L’auspicio è che in questo modo i progetti possano contribuire a realizzare nuove ed imprevedibili scoperte scientifiche e tecnologiche, che possano costituire la base di nuovi settori industriali, mercati, più ampie innovazioni sociali per il futuro e migliorare la vita dei nostri figli.
Il progetto: AROMA_CFD è un acronimo e sta ad indicare “Advanced Reduced Order Methods for Applications in Computational Fluid Dynamics“, ma AROMA come acronimo è anche un tributo evocativo alla capitale del Caffè, Trieste.
ll progetto tra matematica, ingegneria e medicina punta a una vera e propria rivoluzione nella simulazione numerica con interesse speciale verso la meccanica dei fluidi: rendere accessibile il calcolo ovunque, in qualsiasi momento e a tutti su tablets e smartphone (scuole, industrie, ospedali, cantieri) grazie a metodi “ridotti” che permettono di avere risultati affidabili in tempi rapidi, proiettando soluzioni gia’ calcolate da supercomputers e interagendo con grandi “database di soluzioni”. Questo progetto permetterà di ripensare in maniera radicale anche molte procedure attualmente usate per la progettazione e l’ottimizzazione di sistemi complessi (“dalle grandi navi agli yachts, ma anche automobili e aerei, dai processi industriali più complessi alle operazioni chirurgiche“). Grande interesse rivestono le discipline che stanno avendo una forte crescita in questi anni: per esempio big data e metodi per la quantificazione dell’incertezza. AROMA-CFD produrrà innovazione per contribuire a portare l’Europa nella sua quarta rivoluzione industriale, fortemente basata sulla ricerca.
Questo è un premio importantissimo per me, ma anche per la SISSA e per l’Italia, di fatto professionalmente è la cosa più importante degli ultimi anni (e credo della vita professionale vissuta). Il rientro in Italia a fine 2012 a Trieste, presso la SISSA, è stato l’inizio di una nuova entusiasmante avventura, culminata con questo riconoscimento. In questi anni presso la nuova divisione di matematica applicata della SISSA, creata nel 2010, il nuovo laboratorio mathLab, ho potuto ripensare radicalmente al rapporto tra la mia ricerca basata sullo sviluppo di metodi numerici per le scienze e l’ingegneria e i bisogni reali del mondo industriale e medico. Abbiamo progetti di ricerca avviati in collaborazione con Fincantieri, Monte Carlo Yachts e Danieli, per citarne alcuni, oltre alle molte collaborazioni scientifiche nazionali e internazionali. La disponibilità di adeguate risorse di calcolo (tra cui il super computer da 100 mila miliardi di operazioni al secondo della SISSA, Ulysses) ha permesso di rivedere il modo di affrontare problemi molto complessi.”

2) Spiega il tuo percorso universitario e lavorativo. Sei stato all’estero per un certo periodo di tempo? Cosa ti ha spinto a tornare in Italia?

Dopo la laurea in ingegneria aerospaziale al Politecnico di Milano nel 2002, ho conseguito un dottorato in matematica applicata all’ Ecole Polytechnique Federale de Lausanne nel 2005, un periodo post-dottorale al MIT di Boston.
Nel 2008 sono tornato a Losanna come ricercatore fino al 2012, quando ho aderito a un programma di rientro promosso dalla SISSA (Excellence grant). Ho passato 10 anni all’estero. Dopo l’abilitazione nazionale e un concorso ho poi avuto una posizione da professore associato in analisi numerica nel 2014. Sono rientrato grazie a un programma pensato per i giovani all’estero e grazie al fatto che in SISSA tra il 2010 e il 2014 sono stati fatti grandi investimenti per il calcolo scientifico (centro di calcolo, laboratorio mathLab, nuovo master e ri-organizzazione dottorato). Il rientro è stato un desiderio di impegnarsi in Italia e di provare a importare quello che negli anni all’estero avevo appreso, dopo la laurea italiana. Andare all’estero è positivo se poi si ha la possibilità di rientrare. Si arricchisce il paese grazie a nuove esperienze e l’investimento fatto per la preparazione e la formazione dei giovani rientra, altrimenti viene perso.

3) Cosa consigli ai giovani italiani che vogliono fare ricerca?

Credere nei propri sogni, non esistono sistemi perfetti, non è detto che “l’erba del vicino sia più verde“, lavorare sodo e non lasciarsi scoraggiare dai fallimenti e dalle delusioni, che sono all’ordine del giorno. Continuare a guardare oltre gli ostacoli, sempre. Lottare e stringere i denti. Inoltre cercare sempre di aprirsi alla cooperazione internazionale, ma anche locale: il territorio spesso fornisce spunti molto interessanti. Io ho ripensato molto al mio modo di fare ricerca grazie a contatti industriali e realtà locali.

4) Cosa potrebbe essere migliorato nel mondo della ricerca italiana? Hai qualche proposta di miglioramento?

Il sistema ha subito un sottofinanziamento che negli anni si è consolidato portando, di fatto, gli investimenti in ricerca a livelli imbarazzanti, se confrontati con altri paesi Europei (Francia, Germania) o Asiatici (Korea, Singapore). I dati emanati lo scorso 21 marzo 2016 (“la Primavera dell’università”) dalla CRUI (Conferenza dei Rettori delle Università Italiane) sono allarmanti. Questo ha estromesso dal sistema molti giovani talenti che non hanno trovato collocazione adeguata in Italia. A questo si aggiungono due aggravanti: i pochi soldi sono stati spesso investiti male. Manca per esempio un programma nazionale di sostegno ai giovani ricercatori per prepararli alla competizione dell’ERC. Quindi si va allo sbaraglio in Europa a giocare una partita di Champions League, passatemi il paragone calcistico, dopo aver giocato “solo” nel campionato dell’oratorio, se va bene. Manca un’agenzia nazionale per la ricerca, di cui sono dotati molti paesi europei e non. Gli Italiani hanno solo come riferimento l’ERC a livello europeo. Va creato un riferimento nazionale e serve un finanziamento costante adeguato. Il secondo aspetto aggravante è che la politica percepisce la ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico come attività opzionali perché anche l’opinione pubblica si interessa sempre meno di scienza, ricerca, progresso. Si genera un circolo vizioso che esclude di fatto alcuni temi importanti dall’agenda politica perché non sono temi di interesse per i cittadini. Qui la colpa e’ anche di chi fa ricerca, ma non sa promuovere adeguatamente ciò che fa verso il grande pubblico, che va sensibilizzato sulle ricadute della ricerca a livello economico, e soprattutto per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini, il miglioramento dei prodotti, delle condizioni di lavoro, la protezione dell’ambiente, ect.
La ricerca è un’attività viva e connessa con la società e i cittadini.