“Quando l’ape scomparirà, l’uomo non avrà più di quattro anni da vivere”.

In questo modo il 31 luglio scorso iniziava il post in cui raccontavo di Melixa, la startup che ha ideato e reso disponibile sul mercato un innovativo sistema di monitoraggio per l’apicoltura.

In occasione del 60° Congresso Nazionale dell’Ingegneria, Melixa ha ricevuto la menzione d’onore come progetto innovativo all’interno del concorso Scintille. Con grande entusiasmo e gioia, i giovani ingegneri che hanno inventato l’alveare 2.0 proseguono quindi nell’avventura di commercializzare un prodotto, frutto di un idea innovativa, che coniuga tradizione e sperimentazione. Molto spesso le idee di successo nascono per caso, frutto di un’esigenza banale, a cui delle persone visionarie trovano una soluzione che va oltre le semplici aspettative. Questa la carta vincente per creare un idea di business, questo il metodo per trovare nuove vie di sperimentazione tecnologica.

La professione dell’ingegnere sta evolvendosi, facendosi contaminare dalle nuove tecnologie, sta affrontando nuove sfide, tende alla rivisitazione dello stereotipo di ingegnere tuttologo per lasciare spazio a tanti professionisti tecnici, ognuno specializzato in un campo differente, i quali unendo le forze creano qualcosa, un team di intelligenze che danno vita ad un unicum, il progetto o il prodotto, dove la trasversalità delle competenze rappresenta una marcia in più.

Qui colgo l’occasione per chiedere ad uno dei soci fondatori di Melixa, Andrea Rosani, quale sia la strada per trasformarsi da ingegnere a imprenditore.

“Essere specializzati e bravi a fare il proprio lavoro di ingegnere tecnico non è sufficiente per fare partire un’idea di business di successo. Serve un ecosistema, pubblico o privato, che consenta alle idee di potersi sviluppare e diventare forti per poter sostenere la propria presenza su un mercato estremamente dinamico ed aggressivo. Melixa ha avuto la fortuna di trovare entrambi sulla propria strada: Industrio Ventures, società a capitale totalmente privato insediata a Progetto Manifattura di Rovereto, che ha creduto all’idea, ed al team che la proponeva, scommettendo da subito le proprie risorse economiche e tecnologiche, ed aggiungendo alla tecnologia una rete nazionale ed internazionale di partners. Essere un ingegnere-imprenditore non è facile se non hai chi sia in grado di fare un business plan, il design del prodotto, una prototipazione, un piano marketing. A volte l’idea innovativa non basta, servono competenze economiche ed investitori. Melixa, è risultata vincitrice, poco dopo la sua nascita, di un bando del Fondo Europeo per lo Sviluppo Regionale, erogato da parte della Provincia Autonoma di Trento per tramite di Trentino Sviluppo, ed è stata selezionata tra circa 100 progetti presentati classificandosi terza. Questa sorta di “fund matching”, inaspettato da parte nostra, ha permesso l’investimento di fondi pubblici su un progetto che si era già consolidato nella forma di business, e che ha consentito di focalizzare le risorse economiche ricevute su esigenze concrete e mirate.

In tutto questo, il Trentino, si è rilevato un territorio molto fertile per sviluppare un’idea imprenditoriale che, in questo momento, si sta affacciando ad una nuova sfida: quella della commercializzazione del prodotto, affacciandosi su un mercato internazionale, dove l’ingegnere sveste i panni del tecnico puro, e parlando diverse lingue oltre l’Italiano e l’Inglese, affronta nuove sfide. Questo probabilmente è il momento più difficile, ma fondamentale, perché non siamo noi a decidere se un’idea sia vincente o meno, ma il mercato.”

In questa visione risulta fondamentale la formazione dell’ingegnere, spesso legata a tradizioni universitarie non molto all’avanguardia, dove tuttavia il terzo settore, assieme agli industriali ed ai meccanici, sembrano avere una marcia in più. Ma la domanda che più sento pronunciare è, e noi ingegneri vecchio stampo che facciamo?

“Quello che conta più di tutto è la volontà di intraprendere nuovi percorsi, associare il tradizionale mestiere del tradizioneinnovprogettista, che si impara sui banchi di scuola e negli studi professionali, con la curiosità di sapere, con la voglia di sperimentare e con la necessità vera di un aggiornamento continuo. Pena di un sistema tradizionale, che non sa tenersi al passo con l’evoluzione tecnologica e che non sa sperimentare, è l’obsolescenza di professionisti, come gli ingegneri del settore delle costruzioni. Nella situazione contingente, che vede il mercato dell’edilizia in forte contrazione, anche essi dovrebbero cercare di puntare a trovare nuove vie per lo sviluppo della propria carriera, cercando di reinventarsi una professione, facendo leva tra tradizione ed innovazione, con un occhio all’internazionalizzazione e alla sperimentazione tecnologica.”

Ringrazio Andrea per gli spunti e per la voglia di mettersi in gioco, qui, con me e di condividere con voi le considerazioni sull’ingegneria che verrà, o forse…., che è già qui…., ma non tutti lo sappiamo!