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Checco Zalone ‘Quo Vado’

Quante volte noi italiani sentiamo parlare del miraggio del posto fisso, come se fosse la risposta a tutti i nostri problemi?

Forse perche’ siamo italiani, appunto.

In Italia le possibilita’ di licenziamento di un ‘posto fisso’ sono pari a quelle di abbronzarvi durante un temporale. Tanto piu’ se il ‘posto fisso’ e’ pure pubblico. Motivo in piu’ per limitare le assunzioni, pensando a tutti gli escamotage possibili per inventare nuovi contratti o, perche’ no, utilizzare gli stage, tanto comodi e tanto gratuiti. Non e’ forse cosi’?

Del resto, l’idea di ‘posto fisso’ che abbiamo noi italiani e’ qualcosa che non ha nulla a che vedere con la realta’ di altri paesi europei, dove la tipologia di contratto e’ molto piu’ spesso (e molto piu’ razionalmente) legata alla tipologia di lavoro che si e’ chiamati a svolgere.

Anche nella Norvegia garantista, il licenziamento e’ possibile con un breve preavviso, se le motivazioni sono serie e reali. In questi tempi di crisi del settore petrolifero, la sola Statoil, compagnia statale norvegese, ha gia’ licenziato quasi tremila persone e lasciato senza lavoro oltre mille consulenti esterni. Se pensate al numero di aziende che lavorano nell’ambito petrolifero in Norvegia, visto che questo settore e’ stato il traino piu’ importante dell’economia norvegese, potete ben capire di quale portata e’ il fenomeno.

Ma la parte interessante di questo evento sta nella gestione dei licenziamenti da parte dello Stato norvegese. Innanzitutto il licenziamento e’ comunicato con due settimane di anticipo, ma si tratta per la precisione di un ‘congelamento’: i lavoratori hanno la precedenza su qualsiasi offerta di lavoro che l’azienda immette sul mercato nelle 30 settimane successive. Questo e’ fatto ad esempio per evitare che la societa’ utilizzi questo strumento per ‘liberarsi’ dei lavoratori piu’ anziani (e che hanno uno stipendio piu’ elevato) ed assumerne di piu’ giovani che pagherebbe meno.

Di stage gratuiti non si parla, visto che questi vengono svolti durante gli anni di studio in modo che, una volta che i nuovi lavoratori terminano il periodo di istruzione, entrano nel mercato del lavoro avendo gia’ svolto il praticantato. Verranno pagati meno rispetto a chi ha piu’ esperienza, ma il loro stipendio minimo sara’ garantito dalle associazioni di categoria che tutelano i lavoratori.

Tornando ai lavoratori ‘congelati’… naturalmente, per poter assumere la nuova mansione, devono avere i requisiti richiesti e superare i test specificati nell’annuncio di lavoro. In queste 30 settimane il lavoratore puo’ percepire una sorta di cassa integrazione dallo stato (che puo’ durare dalle 52 alle 104 settimane, a seconda del caso). Dico ‘puo’’, perche’ non c’e’ nulla di automatico: e’ il lavoratore che deve occuparsi di inviare la documentazione richiesta e fare la specifica domanda al NAV (l’ente nazionale del lavoro). Se poi, durante queste 30 settimane, il ‘congelato’ non riesce a trovare altro lavoro e la societa’ non emette alcuna offerta di lavoro, quest’ultima e’ obbligata a reintegrarlo o licenziarlo in via definitiva, liquidandolo con tre mesi di stipendio.

E se il vostro contratto con l’azienda e’ terminato? Stesse garanzie, ma in quelle 30 settimane, se accedete alla ‘cassa integrazione’, l’ente nazionale del lavoro vi iscrive in una lista di persone in cerca di occupazione e vi aiuta a trovare lavoro. In base alle competenze del lavoratore, il NAV lo indirizza verso colloqui che siano compatibili con la sua professione. Questo significa che non necessariamente la persona andra’ a fare lo stesso lavoro di prima, ma tutte le tipologie lavorative ritenute compatibili sono valide. Gli annunci di lavoro spaziano anche a livello geografico e la precedenza (per avere un lavoro piu’ vicino a dove risiedete) e’ data a chi ha figli, poi a chi e’ sposato e poi ai singles. Naturalmente c’e’ un limite di numero per i possibili rifiuti, da parte del candidato, ai lavori proposti, altrimenti si perde il diritto alla cassa integrazione.

E per i liberi professionisti? Vale lo stesso discorso di chi e’ dipendente: cassa integrazione e aiuto nella ricerca di un lavoro ‘compatibile’.

Come funzionerebbe questo in Italia? Fate voi il ragionamento. Molte regole sono simili, altre per nulla, ma di sicuro in altri paesi, se si guarda bene nel dettaglio, anche l’applicazione delle stesse norme porta in realta’ a un significato totalmente diverso del concetto di ‘posto fisso’, legato come dicevo alla tipologia di lavoro che si svolge piu’ che alle garanzie del contratto che si va a firmare.

La relativa facilita’ nel licenziamento per il sistema norvegese porta alla possibilita’ per le aziende di ridurre i costi in modo veloce in periodi di andamento economico negativo. Ma naturalmente l’aspetto economico e’ monitorato dal NAV, per verificare che l’applicazione della legge sia conseguenza di una necessita’ effettiva e sia tesa alla sopravvivenza dell’azienda (e non al beneficio di alcuni soltanto) perche’ la stessa possa tornare a crescere e creare posti di lavoro.

..dimenticavo: se i motivi del licenziamento dipendono dal comportamento del dipendente, allora i tempi di attesa per accedere alla cassa integrazione (che in genere viene attivata in un massimo di tre settimane) si allungano e hanno un minimo di un anno.

La grande differenza fra i vari paesi? La disponibilita’ economica? Certo. Ma anche la garanzia dei controlli e la loro tempestivita’, che porta gli utilizzatori delle norme ad essere rispettosi del sistema. Perche’, alla fine, anche ‘da grandi’ sembra che abbiamo bisogno di un educatore.. e in questo non c’e’ nessuna differenza, che siamo Italiani, Norvegesi o di un qualsiasi altro paese del Mondo.