La prima volta da startupper in Silicon Valley ce la racconta Francesco Magagnino (Twitter @magagninofrance). Francesco lo abbiamo conosciuto in qualità di Presidente di TEDxVerona, esperienza di storytelling formidabile per dare finalmente un palco anche nelle nostre città ai protagonisti dell’innovazione.

Tante le storie raccontate ai TEDx di nostri giovani che hanno intrapreso il viaggio verso Ovest, arrivati e rimasti nella Baia di San Francisco, storie che raccontano quanto sia difficile tornare indietro, che ti dicono di non avere motivazioni per andare via da qui, perché questo è il posto dove tutto succede.

“Ho affrontato questo amore di petto e ho deciso di passare 10 giorni nella Silicon Valley. Avevo un obiettivo, in realtà diversi obiettivi, ma quello che ci interessa qui è quello di un’idea di cui ho sempre pensato ci si potesse fare un business. Una startup insomma. Un viaggio di questo genere lo affronti con metodo e preparazione perché bisogna individuare i riferimenti migliori per sapere dove andare, chi incontrare, quali strade percorrere. Si inizia da startup digest il portale di eventi dedicati al mondo delle Silicon Valley che letteralmente esplode di iniziative, anche cinque o sei eventi diversi nella stessa giornata tra la Downtown, Palo Alto e San Jose.
C’è poi eventbrite che gestisce la maggior parte dei ticket delle diverse iniziative sparse per la baia. Infine il mondo dei meetup, da noi associati unicamente agli incontri dei grillini, qui un pullulare di iniziative autogestite, dalle grigliate per gli appassionati delle IoT alle colazioni tra aspirati imprenditori che condividono idee e si sostengono a vicenda prima di andare ognuno al suo lavoro “ufficiale” negli Amazon, Intel, Hp o in qualcuna delle altre decine di big company. E poi c’è Linkedin e Angelist i due must per provare a capire quanto effettivamente “conta” il compagno di sedile con cui si è condiviso il viaggio sul trenino a gasolio che sale e scende la baia o lo speaker della serata a cui si sta andando.
E poi un viaggio così lo si affronta con una certa dose di disillusione e curiosità. La disillusone del luccichio di questo mondo, di queste strade e di questi marciapiedi che al sole della California riflettono la luce sulle scaglie di graffite disseminate nell’asfalto e che al bagliore della notte diventano il giaciglio di eserciti di clochard che vivono sull’orlo dell miseria in un abbraccio irreale tra la modernità più spinta e l’abbandono di chi rimane indietro. La curiosità di scoprire le vite di chi incontri, degli autisti di Uber per esempio, come Mehdi l’ingegnere iraniano emigrato per amore, che conosce a memoria la discografia di Celentano e che non comprende la ragione per cui non ti fermi qui, visto che in Italia c’è la crisi o di Marilyn che ha dovuto lasciare la sua casa quando Google gli ha messo davanti alla porta la fermata della navetta dei pendolari e il prezzo del suo affitto, come quello di tutti i suoi vicini, è salito alle stelle ma che con un ottimismo incredibile ti racconta che questa è la moving city, che non c’è motivo di voler andare via da qui, perché questo è il posto dove tutto succede.

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(Image Credit: zimmytws/Shutterstock)