Il tema della progettazione nella pubblica amministrazione e’ da sempre uno degli argomenti spinosi per la pubblica amministrazione in Italia. Tuttavia la situazione generale europea non e’ molto diversa, a parte casi isolati.

Riuscire a gestire internamente ai pubblici uffici tutta la progettazione pubblica e’ pressoche’ impossibile, a meno che si stia parlando di un carico di progettazione ridotto o di uffici strutturati in grado di coprire tutti gli ambiti disciplinari necessari. Il problema ulteriore e’ che il carico di progetto non e’ mai costante nel tempo. Un ufficio dimensionato per tempi di grande sviluppo si dimostra un impegno economico non necessario quando il numero dei progetti si riduce. Viceversa, un ufficio sottodimensionato, che puo’ lavorare in autonomia in tempi di crisi, si dimostra insufficiente non appena il carico lavorativo aumenta o quando le competenze necessarie sono appena fuori dall’ordinario.

Si puo’ trovare una soluzione di equilibrio che consenta di non impegnare il portafoglio pubblico a sostenere una struttura non necessaria, ma che permetta di svolgere la progettazione all’interno della pubblica amministrazione?

Una soluzione univoca non c’e’. E nemmeno quella perfetta. C’e’ l’esperienza, che ha portato la maggior parte delle amministrazioni a optare per la delocalizzazione, preferendo delegare completamente alla consulenza la progettazione. Una prima riflessione andrebbe fatta a questo punto relativamente ai risultati che questa scelta ha portato negli anni. Bisognerebbe valutare i risultati ottenuti e inoltre chiedersi se questa scelta ha consentito un effettivo snellimento dei pubblici uffici, con conseguente riduzione del costo pubblico. Oppure se, alla luce delle pratiche amministrative o magari anche delle procedure di validazione dei progetti, risulta comunque necessario disporre di un numero minimo di personale tecnico al di sotto del quale non e’ possibile scendere. Nel secondo caso, resta forse da chiedersi se la scelta di non svolgere alcuna progettazione internamente alla pubblica amministrazione sia effettivamente una scelta vantaggiosa.

La preparazione tecnica va coltivata con l’esperienza e il rischio di escludere la progettazione per gli uffici pubblici potrebbe portare di riflesso all’esercizio della validazione dei progetti, da parte degli stessi uffici, piu’ in termini formali che sostanziali. L’assegnazione della validazione dei progetti a soggetti terzi puo’ tuttavia ovviare a questo problema, seppur lasciando aperta la discussione sul ruolo della pubblica amministrazione e sul fatto che queste scelte organizzative possano effettivamente apportare ad un beneficio per le opere pubbliche, in termini di costi, tempistiche e di risultati.

La rinuncia al potere decisionale conesso alla progettazione comporta una automatica assunzione di rischi legati alle scelte effettuate durante la stessa progettazione e alle loro conseguenze sulla durabilita’, sulla manutenzione e sui costi ad essa legati. Pochi sono, infatti, gli strumenti grazie ai quali il pubblico ufficio puo’ cercare di mantenere un controllo sulle prestazioni delle strutture, che troppe volte sono legati a scelte progettuali o a dettagli tecnici, nei quali si puo’ entrare in merito solo in veste di progettisti o direttori dei lavori. Forse questo e’ uno dei motivi per i quali sta sempre piu’ diffondendosi l’assegnazione di progetti e costruzione di opere, inclusa la manutenzione delle stesse per un certo numero di anni.. si spera che chi progetta e costruisce, sentendo in prima persona la responsabilita’ e l’onere della manutenzione, faccia scelte ottimali per la stessa.

Ma se tutto diventa oggetto di delega esterna alla PA, occorre fermarsi e capire quale e’ il nuovo scopo dei pubblici uffici, i nuovi compiti e l’ottimizzazione degli stessi alla luce del bene pubblico.

La pubblica amministrazione norvegese e’ una delle poche che svolge progettazione al suo interno. Intendiamoci: una piccola parte della progettazione delle opere pubbliche e’ svolta internamente, perche’ il numero di nuove strutture in progetto e’ troppo elevato e avere uffici pubblici con un numero maggiore di persone impiegate sarebbe troppo costoso. Si e’ quindi stabilito un limite, sulla base dell’andamento nel settore degli ultimi anni e delle previsioni future.

La pubblica amministrazione si occupa della scrittura delle normative, di progetti di ricerca, di manutenzione e ispezione delle opere esistenti e della pianificazione e progettazione delle nuove opere pubbliche. Dal progetto preliminare alla progettazione esecutiva per il cantiere. E si occupa di validazione, che qui viene chiamata ‘controllo e approvazione’, dei progetti assegnati esternamente. Il grado di verifica (da 1 a 4, a seconda della complessita’ del progetto) viene stabilito dal dipartimento statale e va da un controllo semplice, fatto per strutture ‘standardizzate’, ad un controllo che prevede la verifica indipendente della stabilita’ globale e di tutti gli elementi critici. Il tutto e’ indicato nel regolamento statale per la progettazione, dove viene anche definito per quali tipologie di strutture la verifica va fatta non solo per la progettazione definitiva ed esecutiva, ma anche per quella preliminare.

Il controllo della progettazione viene fatto prima internamente, da una seconda persona rispetto al progettista dell’opera o della sua parte, poi esternamente all’organismo che ha effettuato la progettazione. Questo significa che, per le opere progettate internamente all’amministrazione statale, il controllo viene fatto prima internamente alla PA, poi esternamente da studi di consulenza.

Tutto questo e’ possibile solo grazie a uffici strutturati e comprendenti le competenze necessarie. Certamente, la progettazione svolta internamente e’ minima rispetto ai progetti assegnati esternamente (mediante bandi pubblici), ma consente di mantenere un livello tecnico importante per una pubblica amministrazione, deputata alla scrittura delle leggi ed ai processi decisionali in merito alle nuove opere e a quelle esistenti che, senza una adeguata capacita’ tecnica, non potrebbero essere correttamente affrontati. Un corpo tecnico preparato e competitivo nella PA consente inoltre un ruolo attivo del pubblico ufficio nei progetti di ricerca, nei gruppi di lavoro internazionali e come riferimento tecnico per i professionisti e le universita’.

Ma ciascuno stato e’ diverso, come esigenze e disponibilita’, e ciascuno deve trovare la sua strada verso un obiettivo che pero’ e’ comune: il bene pubblico. E per fare questo l’unica strada e’ quella di saperci mettere sempre in discussione e a volte avere l’umilta’ di imparare e il coraggio di cambiare.

 

* Ponte Kåfjord – foto Bjørn Isaksen – progettazione Statens Vegvesen (amministrazione pubblica dei trasporti norvegese)