Il senso delle regole sociali, che serve, così come le precondizioni aziendali, realizzabili sempre, se l’azienda (e gli azionisti) vogliono.

(ex AA.VV. la riflessione che ho condiviso al Forte di Bard)

Voglio con Voi condividere una sequenza logica di concetti, come con una presentazione, ma senza slide, da anni ho aderito al movimento internazionale NO SLIDE.
Quando siete con me, ascoltate me e vi concentrate sul mio ragionamento, non su un muro o su immagini, scritte o video.

Nel 551 A.C., Confucio, in un dialogo:
→ da dove cominceresti se dovessi governare un popolo, gli chiesero…
→ dal linguaggio, rispose…
→ ma perché dal linguaggio? …insistettero increduli
→ se il linguaggio non é preciso, ciò che si dice non è ciò che si pensa, se si dice ciò che non si pensa, le opere non si realizzano, se non si realizzano le opere non progredisce né la morale né l’arte, se arte e morale non progrediscono la giustizia non sarà giusta, la nazione non saprà mai su cosa si fonda né il fine cui tende, perciò, conclude, non si tolleri nessun arbitrio nelle parole.
Circa 2520 anni dopo, qualche tempo fa, un filosofo italiano, casualmente (almeno per me), riprende il filo del discorso e afferma: la documentalità è l’essenza del legame sociale, si deve lasciare traccia altrimenti non ci sarà niente, nessuno, in nessun luogo, mai.

Iniziamo, così, da una base chiara sul mio punto di vista: le parole contano, pesano, sono importanti, sia in forma scritta che orale, sono determinanti, a tratti deve avere medesima ponderazione anche il no verbale.
In particolare, detto da un umile giurista di campagna, assume valore cardine, posto che prima di pronunciare una parola o di metterla per iscritto, ho fatto mille volte il giro del mondo col pensiero, coi ragionamenti e con la strategia.
In particolare, per uno come me, bulimico di vita, bulimico in tutto, è da sempre lampante l’importanza delle regole, proprio perché vivo il che significa non rispettarle, posso, come diceva il più grande sociologo del secolo scorso – De André – dare buoni consigli perché do il cattivo esempio.
Relazioni, professione ed execution, ma soprattutto vita aziendale, sono per me un must di regole, sotto l’egida dell’innovazione.
Alimentazione e oramai sport, dall’altra, Dottor Jekyll and Mister Hide.
Croce e delizia dell’essermi accettato come sono.
E nessuno si è mai lamentato, tranne il cardiologo

Inquadriamo la scena che abbiamo davanti, su cui, cosi come ho fatto io, anche altri devono mettersi il problema della e per le regolamentazioni aziendali.
Perché solo conoscendo gli scenari e studiandoli, si può impostare bene un lavoro prospettico e sostenibile.

Iniziamo.
Mai nella storia è esistito un fattore così disruptive come il digitale, nessuno è al riparo, riscrive letteralmente i rapporti interni ed esterni alle aziende.
Finance, Telco, Retail, Entertaiment, Education, Salute, Ospitalità, per citarne alcuni.
C’è una tale connessione trai sistemi fisici e digitali che solo chi dominerà, nel suo campo, la business intelligence che deriva dall’analisi e dallo studio dei big data avrà chance di salvezza e crescita.
Innovare o morire, questa è la nuova sfida per chi deve occuparsi dentro le e per le aziende di compliance.
E’ una forza dirompente che non solo ridefinisce l’industria, ma tutto quello che ci sta dentro, processi, metodi, dipendenti, utenza e clienti, è pervasivo del modo di vivere, già oggi, non solo domani.
Immaginate settori come advanced manufactoring, additive manufactoring, bio manufactoring, augmented reality, virtual reality, pensate all’integrazione delle informazioni lungo la catena di valore, pensate a come impatta nei e trai processi e prodotti, pensate ai sistemi cloud and open, pensiamo anche in direzione cyber security.

Quanto aumenterà la spesa in R&D? Quanto sta indietro chi ancora non l’ha compreso?
Che tipo di finanza nuova avremo per queste sfide?
Quando e come le tigri del fintech finiranno di demolire i giganti bancari già visibilmente in crisi d’identità ed in debito di resistenza e d’ossigeno? Co.e reagiranno alla PSD2 che ne riscrivere il ruolo?
Quali competenze serviranno?
Quanto anni ancora ci vorranno perché la PP.AA. smetta di essere un intralcio o peggio uno dei fattori che maggiormente rema contro lo sviluppo delle aziende e del sistema paese?
Sappiamo quanto incide nei nostri sistemi la democratizzazione dell’accesso alla conoscenza? Quanto la robotica? Mobilità e droni? Intelligenza artificiale?
Quale e quanto potere avranno i consumatori?
Quale sarà il ruolo del fattore umano nei nuovi lavori che arrivano?

Serve allora riprendersi e tenere saldi i punti fermi principali: flessibilità, velocità, produttività, qualità, competitività.
Serve anche rispolverare (per chi avesse trascurato) i fattori identitari, coesione sociale, comunità resiliente, capitale sociale.
Serviranno sempre di più passione, curiosità, entusiasmo, senso dell’umorismo, voglia e capacità di studio.
Serve chi cerca soluzioni, non cause, astenersi perditempo.

Quali impatti e quali output in questi scenari e davanti a queste perplessità?
Quanto meno opterei per:
– fare autoanalisi con sincerità all’interno dell’azienda;
– essere indipendenti fisicamente ed emotivamente dal proprio core e dai problemi che ne derivano;
– avere un’interazione efficace con personale e strumenti;
– essere creativi per ottenere bellezza dal caos;
– essere allegri per relativizzare gli avvenimenti;
– un ritorno alla moralità, come ritorno necessario ad un’etica di base.

Che impatto ha tutto questo col risk and change management? È quindi per il compliance management system?
Serve un ago per cucire concetti intelligenti, se c’è intelligenza da cucire, perché è come attaccare il giorno con la notte, come diceva De Gregori.
Oggi, in azienda, i concetti di governance, risk, change e compliance sono talmente correlati ed interconnessi che serve intelligenza superiore per entrare dentro gli schemi di altri e riuscire a far dipanare le matasse.
Per avere città intelligenti servono cittadini intelligenti, per fare imprese intelligenti servono imprenditori intelligenti e personale non da meno.
Serve allocazione intelligente di scarse risorse in un periodo difficile. Per portare incisive azioni di cambiamento all’interno di strutture aziendale altrui serve personal brand forte, soci robusti, dei keyman e dei keypeople di primo piano.
Serve che i rapporti di fiducia siano fortissimi. Procediamo.

Siamo d’accordo che connettere significa “essere con”?
E che integrare significa “essere attraverso il divenire”?
Se si, come credo, allora ogni dipendente deve vivere la sua presenza in azienda come se fosse il titolare, come se fosse il CEO.
Se si, i clienti prima di ogni altra cosa grazie alle qualità del servizio che gli si offre (devono diventare i primi veri supporter dell’azienda).
Se si, la qualità della vita in azienda, i dipendenti prima di tutto sono persone e devono sentirsi a loro modo i proprietari dell’azienda.
Eticità e morale nella conduzione dell’azienda e di una consulenza per le aziende sono conditio sine qua non.
Spirito di responsabilità e fiducia sono i primi beni comuni che precedono qualunque costruzione di sistemi.

Come fare per ottenere queste precondizioni?
1) Stabilire priorità e scale d’importanza.
2) Capire che sono le persone che fanno funzionare un management impostato per valori ed agire di conseguenza.
3) Riconoscere che sono i valori ad allineare le persone in vista degli obiettivi.
4) Imporre come necessari visione, missione e valori e comunicarli nella maniera più chiara, ferma e semplice possibile, chiarire gli obiettivi ed il come sono collegati ai valori, allineare le azioni agli obiettivi, ai valori, alla missione ed alla visione dell’azienda.
Sembrerebbero prassi scontate, ma, come ben sappiamo non lo sono.

Attenzione al fatto che c’è grande differenza tra pensiero ed azione, c’è profonda differenza tra quello che si pensa di credere e come effettivamente poi le persone si comportano.
I valori sono qualcosa che si fa con le persone in maniera diretta e semplice.
Bisogna prima cambiare se stessi, solo allora si sarà in grado di attuare un cambiamento nella propria organizzazione.
Il successo di un’azienda non deriva dalla proclamazione dei valori e delle regole ma dalla loro traduzione in concreti comportamenti quotidiani.

Ergo? Ergo bisogna orientare bene le regole, bisogna passare dalla logica “o o” a quella “sia sia”, bisogna basare le regole sul rispetto delle persone e del loro lavoro, perché la gente cambia le cose che vede ma non cambia il modo di vedere.
Quindi bisogna fare tutto prima dell’imposizione delle regole e della loro attuazione.
Su questo non ho il minimo dubbio.
Per attuare le regole servono delle precondizioni, da costruire con calma, pazienza e soprattutto cognizione di causa.
Servono team vincenti con forti competenze manageriali, che abbiano chiaro il ruolo proprio e dell’azienda nel mercato, che abbiano chiara capacità di pianificazione e gestione, che abbiano doti chiare di leadership.
Un team vincente ha chiaro quando e su cosa servono competenze aggiuntive.
Per organizzarsi per il mondo della compliance, della governance, del risk e del change management in sostanza serve che si sia alla base degli innovatori, degli agenti del cambiamento collettivo, specie in ragione degli scenari iniziali del mondo che cambia a velocità non governabili, dentro cui ci si trova già oggi e ci si troverà ancora di più a breve a dover gestire le aziende.

Per farlo serve avere presente nel day by day una semplice rosa dei venti, prestando attenzione a:
– riduzione delle distanza fisiche e temporali;
– disponibilità real time dati ed informazioni;
– crescita popolazione ed allungamento vita, sanità;
– instabilità sociale, politica e finanziaria;
– repentini e grandi salti tecnologici;
– modificazione dei meccanismi relazionali e reputazionali;
– commercio globale tra gli ex Sud del mondo;
– accelerazione nella diffusione dell’innovazione;
– maggiore distribuzione del potere politico;
– confronto competitivo tra modelli culturali, non solo tra quello americano o anglosassone e quelli europei (vedi India, etc), modelli valoriali ed istituzionali si confronteranno;
– decodificazione e valutazione delle informazioni;
– bilanciamento del welfare aziendale coi sistemi culturali;
– nuovi modelli organizzativi e di leadership;
– gestione della conoscenza e sviluppo competenze.

Ripeto, quindi, le parole chiave = INTELLIGENZA, FLESSIBILITÀ, VELOCITÀ, SEMPLICITÀ.
Operativamente serve coesione del management e condivisione delle prospettive, apertura all’innovazione e sana diffidenza vero il mondo dei pirati, valutazione attenta delle differenza trai modelli aziendali del secolo scorso, con cui è ancora impostata la normativa e l’ordinamento.
Inutile spiegare le cose nuove con gli schemi vecchi, inutile però anche schiantarsi contro muri di gomma.

Serve aver a che fare con lavoratori veri, non cacciatori di vana gloria, serve orientamento al fatturato in maniera sana, sano rapporto lavoro vita, serve equilibrio non aver a che fare con rock star inaffidabili.
Serve eterogeneità competenze, radicamento nel territorio ed aver chiara la propria missione sociale, da attuare con onestà, rispetto e trasparenza.
Serve avere, almeno in potenza, skill per la crescita.

Sono convinto che molto outsourcing ci sarà per le aziende del futuro, che saranno aziende inserite in reti oloniche proattive, ha ragione Jack Ma, Patron di Alibaba, nei prossimi 30 anni, ci saranno solo aziende di trentenni, che assumeranno 30 persone. O giù di lì.
Il volto dei territori e delle regole non cambierà con la nuova Google, che sicuramente ci sarà, ma con tante piccole realtà forti e radicate che fanno qualcosa che concretamente serve alle persone o alle altre aziendale.
Il tempo della fuffa è finito.

VALORI, ETICA, RESPONSABILITÀ. Speciale nelle decisioni da assumere, umane e sagge, non figlie di un algoritmo sempre e per forza.

Per chiudere.
In fondo siamo la culla della civiltà e del diritto romano, dei cui brocardi sono innamorato, come ad esempio prior in tempore potior in iure (primo nel tempo più forte nel diritto).
Perché vi racconto tutto questo?
Perché penso che i sistemi di compliance siano determinanti ed è il motivo per cui li ho sempre voluti ed adottati impostando le aziende per poterli ricevere, così come per le iso e le altre regolamentazioni intelligenti.
Noi dobbiamo avere il coraggio però di riprendere i nostri modelli, di generarne di nuovi, con il nostro stile, il mondo piatto non ha futuro, dove non ci sono differenze non c’è cambiamento.
Abbiamo la possibilità di emergere con nostri modelli, coi nostri linguaggi, con la nostra genialità.
Basta politiche frattali.
Basta imprese copia incolla.
Basta scimmiottare linguaggi, modelli, contratti e modalità altrui. Non ci appartengono. Hanno già dimostrato di non funzionare e di rovinare il mondo oltreché le persone.

w la vita! Noi ci siamo!
Il futuro è di chi lo fa.
Vostro affezionatissimo, Nicola

#futurenofear

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