17 ottobre 2016. Edizione delle 13.00 del Telegiornale di Canale 5. La giornalista dialoga con l’ospite intervenuto in studio. E, com’è accaduto spesso in questi anni a causa del nuovo livello tecnologico raggiunto, il concetto di fantascienza muta di significato…

Perché?

Perché l’ospite in questione si chiama R1 robot, cioè un robot umanoide domestico, più precisamente un “your personal humanoid” (o il tuo umanoide personale altrimenti detto home robot), progettato e realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova (IIT) (www.iit.it/it/).

Alto 1 metro e 25 centimetri, grazie ad un busto estensibile può allungarsi di ulteriori 20 centimetri raggiungendo 1 metro e 45 centimetri. Pesa solamente 50 kg perché il suo corpo è costituito per metà di plastica e per l’altra metà di metallo e fibra di carbonio. Si muove su due ruote e si mantiene in equilibrio grazie a tre accelerometri e tre giroscopi. I vari movimenti sono garantiti dall’azione di 28 motori alimentati da una batteria che ha una durata di circa tre ore. Una volta scaricata si può ricaricare collegando il robot ad una normale presa elettrica.

R1 è dotato di braccia estensibili (di 13 centimetri) e di mani prensili per raggiungere ed afferrare oggetti lontani. Sia le mani sia le braccia sono ricoperte da una speciale pelle artificiale necessaria a simulare il senso del tatto.

Inoltre dispone di due telecamere a colori ed un sensore visivo 3D (necessari per vedere), di microfoni e casse acustiche per interagire con le persone (necessari per parlare ed ascoltare).

Sì perché R1, a differenza dei robot ad oggi presenti nelle nostre case (come robot da cucina, robot tagliaerba, robot aspirapolvere, robot lavapavimenti, ecc.), è dotato di un’intelligenza artificiale grazie alla quale comprende e parla l’italiano, riconosce persone e cose (che memorizza e chiama per nome), ed è capace di afferrare e sollevare oggetti del peso massimo di un chilo e mezzo (come bottiglie e bicchieri).

Attualmente è ancora nella fase di ‘apprendimento’: sta imparando a rapportarsi con le persone e con l’ambiente circostante per diventare sempre più indipendente.

Ultimato ‘l’apprendimento’, questo androide sarà in grado di risolvere problemi e di prendere decisioni autonome, reagendo ed adattandosi alle varie situazioni.

R1 stesso si definisce già ora un “assistente affidabile e sicuro”.

L’assistenza alle persone ed alle famiglie è proprio lo scopo finale che ha portato i ricercatori dell’IIT a pensare e sviluppare questo social robot tuttofare. Non più solo un sofisticato e costoso progetto da laboratorio, ma una macchina intelligente che diventi parte integrante della nostra vita quotidiana grazie alle innumerevoli applicazioni per cui potrà essere impiegata: dal ricordarci scadenze, ricorrenze, eventi speciali, avvenimenti, appuntamenti, al pianificare la nostra agenda, al pensare alla nostra salute consigliandoci cosa fare per il nostro benessere e quali cibi mangiare (robot di telepresenza medica – robot infermiere), ad aiutare operativamente in alcune attività domestiche e lavorative (robot maggiordomo) fino ad arrivare alla cura di anziani e bambini (robot badante e babysitter).

Per il momento oltre ad R1 all’interno dell’IIT, grazie al programma di ricerca denominato Robotics, la famiglia dei robot in fase di sviluppo avanzato è abbastanza variegata e costituita da: iCub – un robot estremamente sofisticato che simula un bambino dell’età di 4-5 anni (da cui deriva R1); HyQ – il robot quadrupede per affiancare l’uomo in situazioni di rischio; Walkman e Coman – i robot pensati per sostituire l’uomo in scenari pericolosi e di catastrofi naturali; Plantoid – il primo robot al mondo ispirato alle piante con applicazioni nell’esplorazione del sottosuolo e nella bonifica ambientale.

Grazie alla continua evoluzione ed applicazione della robotica e dell’ingegneria meccatronica (branca dell’ingegneria che si occupa dello studio di sistemi meccanici intelligenti da impiegare in contesti industriale e civili per semplificare il lavoro e migliorare le condizioni di vita dell’uomo – già presente nelle maggiori università italiane) ed ai centri di ricerca ed innovazione come l’IIT, di robot come R1 ne verranno sviluppati e prodotti sempre di più fino ad averne uno in ogni appartamento, proprio come gli attuali elettrodomestici o i pc, i tablet e gli smartphone.

Un grosso limite alla diffusione commerciale di questi androidi rispetto agli elettrodomestici potrebbe essere il prezzo di acquisto.

Quindi quanto potrà costare R1?

In base alle dichiarazioni rilasciate dal vicedirettore scientifico dell’IIT, Prof. Dr. Giorgio Metta, i primi prototipi costeranno intorno ai venticinquemila euro, per poi raggiungere, a regime, un prezzo finale che dovrebbe attestarsi tra i tremila ed i quattromila euro, praticamente il prezzo di uno scooter. L’effettiva commercializzazione di R1 dovrebbe avvenire tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

In un futuro molto prossimo sarà del tutto normale rientrare nelle nostre case domotiche, dare una istruzione al nostro robot domestico e magari sentirlo rispondere (proprio come l’androide interpretato da Robin Williams nel film ‘L’Uomo Bicentenario’): “Uno è lieto di poter servire”.

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