Diventare un ingegnere. Che significato ha per uno studente della Facoltà di Ingegneria? Come tale concetto si evolve durante gli anni di studio e soprattutto subito dopo l’approccio con il mondo lavorativo?

Questo pensiero ha preso forma nella nostra mente e ci ha dato l’input per avviare delle interviste ad alcuni giovani che hanno voluto intraprendere, proprio come noi, la strada che ci ha portato ad essere degli ingegneri.

Non ci bastava più sentire tante voci sulla professione, un groviglio indefinito di parole, noi volevamo e continuiamo ad avere la volontà di ascoltare, di prestare attenzione alle storie dei nostri colleghi, essendo i detentori degli ostacoli ai quali si va incontro nell’approcciarsi al settore ingegneristico.

La nostra non vuole però essere la solita sintesi di come sia impraticabile la professione di ingegnere in un momento di forte crisi economica e sociale, il nostro vuole essere un percorso di comprensione, vogliamo capire quali sono gli aspetti che impediscono ai sogni di uno studente di diventare realtà dopo il conseguimento della laurea.

I momenti di difficoltà devono rappresentare uno sprone all’azione, al miglioramento e alla crescita personale e collettiva.

La crisi, la disperazione, pongono un velo sulle nostre attività e ci consentono di avere solo uno sguardo miope sul nostro futuro.

Da qui l’esigenza di creare un ponte di congiunzione tra le due dimensioni laureando-laureato che consenta di aprire un varco in questo velo e che produca una visione chiara tra i due mondi.

Abbiamo intervistato un gruppo di giovani colleghi under 35, alcuni laureandi altri laureati che hanno deciso di intraprendere la libera professione, il lavoro dipendente e la ricerca in ambito accademico.

Insieme a loro abbiamo creato un reportage, un riassunto dei viaggi che ognuno di noi, di loro ha intrapreso per diventare ingegnere.

Iniziamo con i laureandi, Paola di 29 anni e Veronica di 31 anni ci rendono partecipi delle loro esperienze così:

 

Parlaci di te: Quando conseguirai la laurea? Con quale specializzazione?
Paola: Sono in procinto di laurearmi in Ingegneria Edile-Architettura.

Intraprenderai un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)?
Credi possa agevolarti nella ricerca di una occupazione?
Paola: Per quanto riguarda i percorsi post lauream credo che sicuramente farò qualche master o corso di specializzazione sia per approfondire campi che sono di mio personale interesse, sia per indirizzare e settorializzare meglio il mio percorso di studi. Credo che per la ricerca lavorativa avere delle competenze che vanno oltre il classico piano di studi universitario sia, soprattutto nel momento in cui viviamo, fondamentale per fornire servizi e prestazioni più specializzate possibili in vari settori.

Stai considerando l’idea di esercitare la professione all’estero?
Paola: Ovviamente non escludo il potermi spostare e stabilirmi all’estero, ma spero vivamente di poter investire le mie capacità nel territorio da cui provengo. 

Quali sono le tue aspirazioni lavorative? Come pensi di poterle concretizzare?
Paola: Personalmente vorrei intraprendere la libera professione, credo che bisognerebbe aspirare al lavoro che si ama fare, ma tenendo sempre una mente aperta a nuove possibilità. Per cercare di inserirmi in un percorso lavorativo di questo tipo, frequento da 3 anni uno studio di ingegneria come tirocinante, e credo che questo mi tornerà davvero utile una volta terminati gli studi. Questo tempo investito nel capire i meccanismi lavorativi è stato impegnativo e gratificante, e ha sicuramente consolidato basi didattiche e mi ha permesso di acquisire conoscenze che tra i banchi universitari non si potrebbero proprio apprendere.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere?
Come pensi possano essere arginate?
Paola: Le difficoltà credo risiedano soprattutto nell’infinita, e talvolta complicata, burocrazia a cui si deve far fronte per qualsiasi tipo di lavoro. Ovviamente esiste anche il problema della divisione dei ruoli ( vedi diatriba Ingegnere o Architetto) e delle competenze specifiche di cui tal volta alcuni professionisti sono carenti. Credo che un altro punto fondamele sia quello di stabilire dei “prezziari” stabilendo dei minimi per alcuni tipi di lavoro (purtroppo questo comporta spesso che i giovani laureati per poter lavorare sono costretti a svalutare il loro lavoro).

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Paola: In merito all’ultima domanda credo che sia piuttosto soggettivo. Per quanto mi riguarda io preferirei fare quello che mi gratifica guadagnando anche un po’ meno piuttosto che fare un lavoro completamente diverso che magari anche se ben pagato non mi dà alcuna soddisfazione personale. E’ vero anche che dopo aver investito tanta fatica, tanto tempo e anche tanti soldi per completare un percorso di questo tipo un giovane ingegnere abbia una retribuzione consona rispetto al lavoro che va a produrre (non riguarda solo il lavoro manuale ma anche il lavoro intellettuale a cui spesso non si dà il giusto valore).

 

Parlaci di te: Quando conseguirai la laurea? Con quale specializzazione?
Veronica: Mi laureo quest’anno  alla magistrale di Ingegneria Elettrica.

Intraprenderai un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)?
Credi possa agevolarti nella ricerca di una occupazione?
Veronica: No non credo intraprenderò nessuna di queste strade.

Stai considerando l’idea di esercitare la professione all’estero?
Veronica: No non sono interessata a trasferimenti all’estero, al massimo per brevi periodi.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative? Come pensi di poterle concretizzare?
Veronica: Spero di trovare un impiego normalissimo ma conosco bene le difficoltà del settore.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere?
Come pensi possano essere arginate?
Veronica: Tantissime. La professione ormai credo sia abbastanza svuotata e svalutata. I tirocini hanno forse in parte rovinato il sistema ma credo che la collaborazione tra più ingegneri sia l’unico modo per arginare le  difficoltà.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Veronica: Credo che chiunque scelga questo indirizzo debba farlo con maggiore consapevolezza delle difficoltà e del fatto che la Sardegna non offre molto quindi il carico di studio non è poi ripagato dalla professione se non andando all’estero. Sicuramente il lavoro gratis va contrastato in tutti i modi.

 

Percorriamo ancora un altro tratto di strada con i giovani laureati: Luca di 34 anni, Mariangela di 32 anni, Stefania di 30 anni e Sara di 29 anni che hanno intrapreso la libera professione:

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Luca: Sono laureato da 9 anni in Ingegneria per l’ambiente e il territorio. Lavoro da 9 anni, ho iniziato qualche settimana dopo la laurea.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)?
Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Luca: No. Credo possa agevolare nella ricerca di un’occupazione, sia per l’aspetto qualificante dei percorsi sia per i contatti lavorativi che si potrebbero creare nel corso di essi.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Luca: No.

Qual è la tua occupazione attuale?
Luca: Sono consulente per uno studio di ingegneria ambientale.

E’ inerente al ramo ingegneristico?
Luca: Sì, mi occupo prevalentemente di bonifiche ambientali, stesso argomento della mia tesi di laurea.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Luca: Sì, oltre all’aspetto economico e alla continuità lavorativa che fortunatamente ho avuto in questi anni di lavoro, il fatto di lavorare in un ramo ingegneristico inerente al mio percorso di studi mi permette una costante crescita professionale.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Luca: Sì.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere?
Luca: La costante necessità di un aggiornamento, soprattutto dal punto di vista normativo, ed il rapporto con gli enti pubblici, spesso lenti e non perfettamente preparati sugli aspetti ambientali.

Come pensi possano essere arginate?
Luca: Un maggiore numero di corsi di aggiornamento organizzati dall’ordine in merito agli aspetti normativi, burocratici e ambientali.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Luca: Sì, il mio primo anno di lavoro (in uno studio privato) e’ stato praticamente senza retribuzione, questo mi ha comunque permesso di prendere i contatti necessari per  la futura attività lavorativa.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro?
Luca: Una costante crescita professionale con la possibilità di sperimentare l’attività lavorativa anche all’interno di una struttura pubblica a scala almeno regionale. 

Come pensi di poterle concretizzare?
Luca: Lavorando: il lavoro porta lavoro!

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Mariangela: Sono laureata da tre anni (ottobre 2012) in ingegneria delle strutture. Lavoro da febbraio 2012 come ingegnere.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)?
Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Mariangela: Vista la mia ormai “non più giovane età”, mi sono nettamente buttata alla ricerca di un lavoro come libera professionista senza intraprendere nessun percorso post-lauream.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Mariangela: La risposta è sì! Ma poco dopo ho realizzato che la conoscenza di una lingua doveva essere necessaria. Ma vista la mia non conoscenza dell’inglese (ho sempre studiato solo francese a scuola) ho abbandonato l’idea.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Mariangela: La mia attuale occupazione è la libera professione! E’ attinente solo in parte al mio ramo ingegneristico visto che, per ora, non mi occupo di strutture ma di ingegneria edile e civile.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Mariangela: Attualmente sono parzialmente soddisfatta della mia condizione lavorativa: vorrei essere molto più completa professionalmente! Ho già 33 anni e ho ancora tante problematiche e aspetti edilizi da incontrare, conoscere e affrontare.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Mariangela: Ancora no. Ma voglio essere ottimista e mi auguro che questo arrivi presto.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere?
Mariangela: La difficoltà maggiore per un giovane ingegnere è quella di trovare qualcuno in grado di voler scommettere su un giovane ingegnere e su quello che è in grado di offrire. Altra difficoltà è quella economica: molto spesso un neolaureato viene “utilizzato” esclusivamente per eseguire ciò che una mente pensante ordina e senza nessuna ricompensa. Altra difficoltà è data dalla totale assenza di preparazione alla vita post-lauream: cantieri, rapporti con le pubbliche amministrazioni e privati, problemi e vita da ingegnere.  

Come pensi possano essere arginate?
Mariangela: Forse con sovvenzioni a professionisti già avviati per affiancamenti a neolaureati. In questo modo i neolaureati potrebbero capire il mondo lavorativo e venir preparati meglio ad interfacciarsi con i terzi. Vantaggio per i “vecchi” ingegneri sarebbe quello di poter formare qualcuno da aggiungere al proprio gruppo di lavoro.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Mariangela: Se questo è provare ad inseguire un sogno e una prospettiva futura, perché no? Bisogna almeno avere il coraggio di provarci.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Mariangela: Essere una libera professionista competente, che ama il proprio lavoro e economicamente autonoma: chiedo troppo?

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Stefania: Mi sono laureata nel dicembre 2010 in ingegneria edile, settore “costruzioni”. A due mesi dalla laurea ho avuto l’opportunità di addentrarmi nella libera professione grazie al Piano di Inserimento Professionale (PIP), che ha dato il via a circa due anni di stretta collaborazione con un ingegnere di lunga esperienza nel campo di lavori prettamente privati. In particolare perizie tecniche d’ufficio, perizie giurate, perizie estimative, progettazione e direzione lavori.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Stefania: No, non ho intrapreso alcun percorso post-lauream.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Stefania: No, anche se sono a conoscenza della potenziale offerta di lavoro nel mercato estero.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Stefania: Attualmente svolgo la libera professione con partita I.V.A. dal 2012, avviata in seguito all’inserimento professionale (PIP), nel medesimo studio professionale e pertanto inerente il mio percorso di studi.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Stefania: Trattandosi di libera professione le condizioni lavorative sono piuttosto soddisfacenti, sia per la flessibilità del lavoro che per il team col quale riesco a confrontarmi ogni giorno.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Stefania: Unico tasto dolente della professione di ingegnere, quale libero professionista, è l’incertezza economica. Esiste un divario tra le entrate (che non avvengono regolarmente ogni mese) e le uscite che al contrario hanno scadenze fisse (tassa di iscrizione all’ordine degli ingegneri, contributi InarCassa, assicurazioni su automobile e professionale, oltre alle spese di viaggio). Difficile insomma riuscire ad organizzarsi la vita. Spesso inoltre la quantità tempo impiegato per portare a termine determinati incarichi non è congrua col prezzo preventivato alla clientela.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Stefania: Sicuramente l’essere intraprendenti aiuta a superare le tante difficoltà che si incontrano.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Stefania: Il mio motto è “mai arrendersi”. Ho sempre perseguito la mia passione e i miei sogni, mi do ancora qualche anno di tempo prima di valutare altre strade da percorrere.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Stefania: Ancora non so cosa mi riserverà il mio futuro da ingegnere.  So per certo che continuerò a lavorare anche su me stessa per non arrendermi alle tante difficoltà che ogni giorno si incontrano e a fare tesoro degli insegnamenti che ricevo dai veterani del settore, dagli errori che l’inesperienza mi porta a commettere e dalle soddisfazioni che al di là di tutto, questo lavoro mi dà.

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Sara: Sono laureata da due anni e mezzo circa. Ho conseguito la laurea quinquennale in architettura. Lavoro da circa due anni.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Sara: Dopo la laurea non ho proseguito con un percorso di studi, ma non lo escludo per un futuro.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Sara: Per ora no, forse per il fatto di aver cominciato a lavorare subito dopo la laurea.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Sara: La mia occupazione è inerente al mio percorso di studi.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Sara: Posso ritenermi soddisfatta in quanto sono tante le difficoltà di inserimento in ambito lavorativo, perciò l’aver trovato un’occupazione che mi permetta di svolgere un’attività attinente alla mia laurea penso sia una fortuna.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Sara: Non ancora del tutto.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Sara: La difficoltà maggiore penso stia nell’inserimento professionale, intendendo con ciò l’ottenere il proprio spazio in uno scenario di forte concorrenza. Credo che il professionista debba differenziarsi per serietà e professionalità anche se non sempre a ciò corrisponde un successo in ambito lavorativo.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Sara: Dal mio punto di vista è una scelta giusta, ma so che non sempre tale strada è perseguibile da tutti. Penso che se si crede davvero in ciò che si fa, si debbano portare avanti le proprie scelte.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Sara: Vorrei ottenere il mio spazio nella libera professione. Sto lavorando con impegno e sacrificio per poter ottenere questo risultato.

 

Interessanti anche le storie di Daniela (32 anni), Letizia (33 anni), Francesca (29 anni), Matteo (27 anni), che svolgono la propria attività come dipendenti in aziende private o in pubbliche amministrazioni:

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato?
Daniela: Mi sono laureata nel 2009, Laurea Specialistica in Ingegneria Edile Costruzioni. Lavoro da Dicembre 2010, quasi cinque anni.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Daniela: Non intrapreso alcun corso post lauream. Credo che un corso post lauream accresca la propria esperienza ma non agevoli al giorno d’oggi la ricerca  di una occupazione.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Daniela: Sinceramente sì, più volte. Anche ora che ho un posto di lavoro, perché il lavoro che faccio qui non mi da tanta soddisfazione sopratutto a livello retributivo.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Daniela: Attualmente sono dipendente comunale. E’ un lavoro abbastanza delicato, sopratutto al giorno d’oggi.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Daniela: Sono, diciamo, soddisfatta perché ho un lavoro fisso, però allo stesso tempo vorrei fosse più strutturato e più retribuito.

l tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Daniela: Non proprio, nel senso che ancora vivo con i miei genitori, pertanto ancora non ho potuto provare a pieno quest’ebbrezza. Lo stipendio che ricevo consente di essere economicamente indipendente ma con parecchio sacrificio, viste le spese e le tasse a cui siamo soggetti.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Daniela: La maggiore difficoltà nel mio campo lavorativo è l’assenza di un quadro normativo stabile, a partire dall’urbanistica, ai lavori pubblici, alla sicurezza. Sarebbe utile anche avere a disposizione uno sportello consulenza efficiente e tempestivo da parte dell’ordine degli ingegneri.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Daniela: Ora come ora, tornando indietro non farei quello che faccio, perché non ne vale la pena, è abbastanza deludente.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Daniela: Spero che la situazione migliori. Sono pronta ai cambiamenti. Non mi spaventa l’idea di essere costretta a dover abbandonare e cambiare vita.

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Laura: Sono laureata da 7 anni in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio. Lavoro da 3 anni.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)?
Laura: Dottorato di ricerca.

Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Laura: Parzialmente, considerando la mia occupazione attuale (vantare un’esperienza lavorativa pregressa avrebbe avuto sicuramente un peso maggiore).

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Laura: No mai, per ragioni personali e non legate alle prospettive lavorative.

Qual è la tua occupazione attuale?
Laura: Dipendente presso un’azienda privata.

E’ inerente al ramo ingegneristico?
Laura: Sì.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Laura: Si, la mia occupazione è coerente con gli studi fatti e allo stesso tempo mi consente di ampliare le competenze acquisite durante il percorso accademico.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Laura: Sì.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere?
Laura: Attualmente il mancato riconoscimento della professionalità e la mancanza di una retribuzione adeguata alle responsabilità che comporta l’esercizio della professione. 

Come pensi possano essere arginate?
Laura: Non saprei.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Laura: Si, per non vanificare gli anni dedicati al conseguimento della laurea. In merito alla retribuzione penso anche che certi limiti  non dovrebbero essere tollerati.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro?
Laura: Ampliare le mie competenze e assumere posizioni di maggiore responsabilità.

Come pensi di poterle concretizzare?
Laura: Con l’aggiornamento professionale e l’esperienza maturata giorno per giorno nel posto di lavoro.

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Francesca: Sono laureata da poco più di 2 anni e mezzo in ingegneria civile, indirizzo strutture. Lavoro con contratto a tempo indeterminato da circa 1 anno. Precedentemente ho svolto delle collaborazioni e un tirocinio.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Francesca: No, nessun percorso.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Francesca: Assolutamente si, ma vorrei restare in Italia e possibilmente in Sardegna.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Francesca: Si, sono ingegnere strutturista in un’azienda.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Francesca: Assolutamente no. Principalmente per il compenso economico che non corrispondente al titolo di studio e al tipo di lavoro svolto.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Francesca: Non completamente.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Francesca: Le difficoltà principali sono legate alla crisi dell’edilizia e quindi una diminuzione del lavoro e nello stesso tempo ad un aumento di ingegneri sul mercato. E poi al fatto che le parcelle non sono regolate e c’è quindi una svendita della professionalità.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Francesca: A mio avviso si, l’alternativa sarebbe fare un lavoro non inerente al percorso di studi e quindi meno soddisfacente a livello professionale.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Francesca: Sicuramente puntare sulla libera professione. Il lavoro da dipendente soprattutto qui in Sardegna non potrà mai dare il giusto compenso economico, anche se di contro, da maggiori certezze rispetto alla libera professione.

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Matteo: Mi sono laureato in corso in ingegneria elettrica nel febbraio 2013 con il voto di 110 e Lode presso l’Università degli Studi di Cagliari. Ho redatto una tesi di tipo sperimentale sul monitoraggio dei grandi impianti fotovoltaici all’interno di una collaborazione tra Università e organizzazioni tedesche . Durante la laurea magistrale ho avuto una collaborazione lavorativa con un’azienda del settore fotovoltaico riuscendo con tanto sacrificio a lavorare e studiare rispettando i regolari tempi di laurea.
A seguito della conclusione del percorso accademico ho avuto diverse esperienze professionali nel settore delle energie rinnovabili, nel settore R&D industriale e nel settore della consulenza tecnologica.
Nel 2014 ho lavorato presso una società sarda occupandomi dello studio e analisi di un sistema elettrico di un Paese medio – orientale.
Attualmente lavoro nella Società che si occupa di gestire la Trasmissione dell’energia elettrica in Italia.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Matteo: Conseguita la laurea specialistica, non ho continuato il percorso accademico.  

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Matteo: Non ho mai chiuso le porte ad eventuali esperienze all’estero, accettando nel 2014 con entusiasmo la possibilità di essere inserito all’interno di un progetto internazionale.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Matteo: Sono dipendente della Società che si occupa della gestione del Sistema di Trasmissione Nazionale dell’energia elettrica, quindi è sicuramente coerente con il percorso accademico svolto.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Matteo: Sicuramente sono soddisfatto del percorso seguito, consapevole dei grandi sacrifici necessari per raggiungere determinati obiettivi. Ho avuto la fortuna di essere inserito in attività diversificate seppur sempre coerenti al ramo ingegneristico. Questo mi ha permesso di crescere affrontando tematiche trasversali e multidisciplinari.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Matteo: Seppur con grandi sacrifici il lavoro mi permette di essere economicamente indipendente.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Matteo: Sicuramente il contesto lavorativo attuale penso sia decisamente critico. Non so se esista una soluzione valida in generale per tutte le casistiche, quello che sento di dire è che il giovane ingegnere non deve scoraggiarsi, deve affrontare le difficoltà con consapevolezza e grinta, deve sentirsi padrone del proprio futuro. Quando si capisce che una determinata strada è in situazioni critiche è necessario  cercare altre strade all’interno dell’ingegneria. L’ingegneria è vastissima, l’ingegneria è innovazione, è sviluppo, è senza limiti. Bisogna avere il coraggio di rischiare in strade nuove, bisogna cercare di guardare con un’ottica lungimirante, in un’ottica di investimento futuro, a volte rinunciando a situazioni più “semplici” e “comode”.
Alla staticità critica del mondo del lavoro deve corrispondere una dinamicità del giovane. Mai rimanere fermi, mai scoraggiarsi, mai mollare, c’è sempre una strada da esplorare.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Matteo: Io penso che il giovane deve fare una valutazione in ottica futura. Se risulta essere una attività a tempo limitato che ti permette di crescere, acquisire know-how che sia vendibile al mercato del lavoro futuro, dico si, a mio parere il fattore economico potrebbe essere sacrificabile “inizialmente”. Se da un’esperienza temporanea si passa ad una situazione permanente con assenza di crescita personale e professionale la considerazione potrebbe essere sicuramente differente. Penso che sia quindi necessaria una continua analisi di se stessi e della propria condizione di lavoro.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Matteo: Spero di continuare  a crescere e migliorarmi sia come persona che come professionista. Il modo per concretizzare? Di sicuro spero di conservare l’energia, la passione, la grinta e la voglia di mettermi in gioco ricercando nuove sfide e estrapolando il positivo da tutte le situazioni, anche quelle maggiormente critiche. 

 

E non meno avvincenti le scelte di Barbara, 26 anni, e Matteo, 30 anni, che hanno intrapreso il percorso di dottorato di ricerca in ingegneria industriale e in ingegneria del territorio:

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Barbara: Sono laureata da un anno in ingegneria energetica.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione? Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Barbara: Attualmente non lavoro, dopo la laurea ho intrapreso il percorso di dottorato in ingegneria industriale. Credo mi possa aiutare in futuro, per avere maggiori conoscenze e competenze.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Barbara: Sì, ho pensato di praticare all’estero, potrebbe essere un’idea per il futuro. 

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Barbara: Sono soddisfatta del posto dove lavoro, le persone con cui collaboro sono disponibili per chiarimenti; le strutture rispondono alle necessità richieste per lavorare in buone condizioni. 

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Barbara: Mi ritengo economicamente indipendente solo per piccole spese.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Barbara: Non avendo esperienza lavorativa, ma avendo cercato lavoro prima di iniziare il dottorato, mi sono resa conto che alcune difficoltà siano nella richiesta di competenze per cui l’Università forma sommariamente, la bassa remunerazione e l’incertezza dei contratti di lavoro.
Una soluzione per quanto riguarda la formazione potrebbe essere nell’aumentare la praticità: più laboratori e esercizi di casi reali. 

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Barbara: Sono d’accordo nello scegliere una professione attinente agli studi intrapresi, ma credo anche che la formazione data ci permetta di ampliare il settore di lavoro.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Barbara: Spero per il futuro di poter lavorare nell’ambito ingegneristico e sfruttare la formazione data.

 

Parlaci di te: Da quanti anni sei laureato? Con quale specializzazione ti sei laureato? Da quanti anni lavori?
Matteo: Mi sono laureato in Ing. Civile (idraulica) nel 2011. Attualmente sto facendo il dottorato di ricerca, ultimo anno.

Hai intrapreso un percorso post-lauream (scuole di specializzazione, dottorato, master)? Credi possa agevolarti o ti abbia agevolato nella ricerca di una occupazione?
Matteo: Si sto facendo l’ultimo anno di dottorato di ricerca. Non penso che mi agevolerà nella ricerca di un lavoro qui in Italia.

Hai mai considerato l’idea di esercitare la professione all’estero?
Matteo: Sì.

Qual è la tua occupazione attuale? E’ inerente al ramo ingegneristico?
Matteo: Dottorando in Ingegneria del Territorio, mi occupo di statistica idrologica.

Sei soddisfatto delle tue condizioni lavorative? Puoi spiegarci il perché?
Matteo: Abbastanza, ho sviluppato numerose competenze che spero possano essermi utili in futuro.

Il tuo lavoro ti consente di essere economicamente indipendente?
Matteo: Sì, ma c’è il problema della precarietà, si vive mese per mese.

Quali pensi siano le difficoltà maggiori che comporta la professione di ingegnere? Come pensi possano essere arginate?
Matteo: Per prima cosa troppa burocrazia e quadro normativo che cambia in continuazione. Si perde troppo tempo dietro ai continui cambiamenti delle leggi (inerenti la professione e la progettazione).
Poi ci sono i clienti che non pagano e l’abolizione delle tariffe minime che ha abbassato la qualità dei servizi offerti.
Penso si possano arginare solo se i vari Ordini collaborano per cercare di risolvere, o almeno arginare tali problematiche.

I giovani ingegneri fanno bene a scegliere un percorso lavorativo coerente con gli studi intrapresi anche se questo risulta poco remunerativo?
Matteo: Penso di sì, sperando in un generale miglioramento della situazione economica nell’immediato futuro.

Quali sono le tue aspirazioni lavorative per il futuro? Come pensi di poterle concretizzare?
Matteo: Proseguire nel campo della ricerca, o comunque continuare ad occuparmi di idraulica/idrologia, magari per conto di uno dei vari enti della Regione Sardegna.
Spero che il lavoro svolto durante il dottorato mi aiuti nel concretizzare questa aspirazione.

 

Qui si conclude il nostro viaggio e come in tutti i viaggi ci sentiamo arricchiti.

Abbiamo infranto il muro della solitudine professionale e nella condivisione ci siamo resi partecipi l’un l’altro dei nostri propositi, delle nostre disillusioni, di quanto ci sia di positivo e di negativo nel nostro mestiere.

I colleghi hanno portato alla luce delle difficoltà legate agli aspetti burocratici, normativi e remunerativi ma hanno trasmesso anche la loro visione positiva esprimendo la volontà al cambiamento, al miglioramento e al continuo aggiornamento.

E’ trapelato un microcosmo nel quale i giovani ingegneri, nonostante tutto, continuano a credere nelle loro capacità e lottano affinché i sacrifici fatti non si dissolvano ma siano di ausilio alla concretizzazione, passo dopo passo, del loro futuro professionale.

Il nostro auspicio è che dall’unione delle nostre risorse, l’indignazione si trasformi in una forza propulsiva che ci consenta di trovare delle soluzioni valide per migliorare le nostre condizioni lavorative.