E’ al vaglio dell’Ordine degli Ingegneri di Teramo, per replicarne i contenuti in una futura richiesta da indirizzare alle amministrazioni locali, un’interessante proposta del comune di Napoli sul riutilizzo a fini sociali di beni abbandonati, pubblici e privati.

Eh si, avete letto bene… beni privati!

Ribaltando la convinzione obsoleta ed erronea del concetto di proprietà privata, la giunta napoletana (delib. n° 259 del 17/04/2014) prevede di assegnare tramite bandi pubblici la gestione di beni in accertato e perpetuato stato di abbandono a gruppi di cittadini attivi o associazioni allo scopo di restituire a quest’ultimi una funzione sociale. In un primo momento, il sindaco invita il proprietario con un atto notificato a ricostituire una funzione sociale sul bene nel termine perentorio di 150 giorni decorsi i quali si diffida il proprietario a presentare le proprie deduzioni entro 60 giorni. In caso di mancato riscontro l’amministrazione comunale procede all’acquisizione del bene decidendone la destinazione d’uso e senza dover erogare un risarcimento al legittimo proprietario se lo stato di abbandono è certo.

L’art. 42 della Costituzione, infatti, recita “[…] La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti, allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. […]”.

Proprio in ragione di ciò, il vice presidente emerito della Corte Costituzionale, Paolo Maddalena, ha spiegato in modo molto argomentato e tecnico che

“qualunque bene abbandonato, in virtù della cessazione della sua funzione sociale, debba ritornare nella disponibilità del soggetto che originariamente ne è proprietario e che ne aveva ceduto parte ad un singolo privato: questo soggetto altri non è che il popolo sovrano”.

Continua Maddalena “gli sprechi, con la crisi dilagante, sono intollerabili: ci sono immobili abbandonati appartenenti a persone che se ne disinteressano, mentre il popolo napoletano vive nei tuguri. La delibera è nel solco della Carta fondamentale: il diritto alla prima abitazione è garantito dalla Costituzione. Ma ci sono beni che soddisfano utilità personali e familiari, inviolabili, e altri che vanno ben oltre questi bisogni. La piccola proprietà è intoccabile, ma la grande proprietà deve giovare a tutti. Capannoni, fabbriche, immobili abbandonati non adibiti alla loro funzione”.

E’ inutile dire che molteplici sono state le polemiche sollevate sia dalla cittadinanza che dall’apparato politico, ma una riflessione va fatta.

Qual è il limite entro il quale la convenienza del singolo può giustamente anteporsi al beneficio collettivo di una città riqualificata, di un abbattimento dei consumi di suolo, di un nuovo impulso economico e di una politica del territorio che nasce dal basso e si propaga orizzontalmente?

Send this to a friend