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Diciassette appuntamenti di cui 3 mostre, 8 convegni, 3 visite tecniche/percorsi, 1 corso sull’Architettura rurale, 1 workshop e i1 Talk evento Slidingdoors 2016. Tanti saranno gli appuntamenti di Open. Ingegneri aperti alla città, la rassegna culturale promossa dall’Ordine degli Ingegneri di Verona che taglia il traguardo della sua V Edizione proponendo da marzo a novembre 2016 nella sede dell’Ordine (Magazzino1, ex Magazzini Generali) ma anche in centro città (Biblioteca Civica) e in Provincia (Legnago), un calendario di incontri multidisciplinari di taglio urbanistico sul tema della Città e del Paesaggio rurale, sulle loro trasformazioni, sull’archeologia industriale e le aree dismesse, sulle strategie di rigenerazione urbana e recupero sostenibile per rivivere spazi abbandonati e in disuso, in una chiave di sostenibilità inclusiva. «Abbiamo scelto il tema importante dello sviluppo urbano sostenibile perché ci sta a cuore la città – spiega Luca Scappini, presidente dell’Ordine degli Ingegneri di Verona – e, in particolare, ci sta a cuore Verona cui chiediamo di diventare a tutti gli effetti una città europea e vivibile per le generazioni future. E i due grandi nodi, inscindibili, su cui occorre lavorare e investire – andando a rivedere i risultati delle trascorse programmazioni demografiche ed economiche – sono quelli di una mobilità sostenibile e del recupero urbano del costruito. Il tutto in una pianificazione strategica di lungo periodo e a largo raggio che, senza abdicare alla primaria vocazione agroindustriale della città e dunque ad un necessario sviluppo dell’asse fiera/aeroporto/ferrovia/autostrada, sappia scommettere sul recupero e sulla rigenerazione urbana di aree dismesse come strategia attrattiva e turistica della città, in cui si prevedano anche ampie aree verdi e piste ciclabili europee».

IL TEMA: dalla “lettura” del territorio all’indagine sul costruito.  Dopo aver indagato il territorio “dall’alto” attraverso un excursus sull’evoluzione tecnologica degli strumenti di rilevazione scientifica – Dalla carta al BIT (2015) – il tema di questa edizione «Scenari urbani. Metamorfosi & rigenerazione» cambia la prospettiva di analisi e induce a guardare il costruito “dal basso”, con una lente di ingrandimento sui progetti e le strategie che hanno guidato lo sviluppo e le trasformazioni del modello urbanistico delle nostre città, fino ad arrivare alla consapevolezza che la necessità di lavorare su spazi abbandonati e residuali delle città, su elementi di archeologia industriale rappresenta una potenzialità per dare vita a nuovi processi economici, sociali e creativi.  E che sono molto gli esempi virtuosi e le esperienze progettuali riuscite cui guardare, sia in Italia sia all’estero. Obiettivo della Rassegna è dunque quella di mettere al centro della riflessione pubblica il tema della trasformazione della città e del paesaggio urbano e rurale come risposta all’evoluzione della moderna civiltà industriale, sociale e culturale. Riportare l’attenzione su politiche sane, concrete e durature di governo del territorio per “prendersi cura” del Paesaggio che è principalmente elemento di identità storica, coesione sociale, competitività e attrattività economica. Riscoprire cioè la vera “dimensione umana della città”, andando ad individuarne gli spazi abbandonati e aree dismesse, per “rigiocarne” forma, funzionalità e necessità, in un tempo ragionevole e duraturo attraverso interventi di recupero, riuso temporaneo e rigenerazione urbana che guardino ad una visione sostenibile del costruito. «La rigenerazione urbana come pratica urbanistica consolidata – sottolinea Ilaria Segala, ingegnere e coordinatore delle Rassegne Open –  deve essere intesa a tutti gli effetti come scelta “politica” per uno sviluppo sostenibile delle città. Recuperare gli spazi abbandonati dai processi produttivi o restituire nuova qualità ambientale, economica e sociale a quartieri degradati risponde perfettamente a questo concetto di città sostenibile che limita la dispersione urbana e riduce gli impatti ambientali insiti nell’ambiente costruito. Il consumo di suolo, non precedentemente urbanizzato, pone infatti la questione dei costi vivi diretti e indiretti per l’ambiente, che non possono essere sottovalutati se la prospettiva in cui ci poniamo è appunto quella della sostenibilità».

LA MOSTRA: “L’Adige e Verona. Ingegneria e città nell’Ottocento” Cuore della Rassegna OPEN5 sarà la Mostra “L’Adige e Verona. Ingegneria e città nell’Ottocento” in cui si dimostrerà come l’Ottocento sia stato il secolo in cui l’Ingegneria ha assunto un ruolo fondamentale nelle trasformazioni urbane. La realizzazione delle infrastrutture della moderna civiltà industriale (linee ferroviarie, stazioni, metropolitane, porti, impianti produttivi) operata dagli ingegneri cambia rapidamente la forma della città e il paesaggio urbano. Questo processo ha interessato anche Verona, che nel corso dell’Ottocento vede la realizzazione del sistema difensivo austriaco e successivamente la costruzione dei nuovi argini dell’Adige. Lavori che costituiscono la cornice entro cui si è sviluppata la Verona del XX secolo. Curata dall’ing. Angelo Bertolazzi e realizzata in collaborazione con l’Ordine degli Architetti di Verona, l’Archivio di Stato di Verona e l’Archivio Generale del Comune di Verona, la mostra – che verrà allestita a novembre nel Magazzino1 – sarà però integrata durante l’anno da convegni propedeutici divulgativi e specialistici che affronteranno il tema del rapporto tra la città e il fiume, la gestione della rete idrica veronese in un’ottica volta al futuro, ma che nasce da una riflessione sul passato. «Il materiale conservato negli archivi cittadini che abbiamo fortemente voluto coinvolgere in questo lavoro, insieme all’Ordine degli Architetti – precisa il co-curatore ing. Angelo Bertolazzi – costituisce un patrimonio importantissimo per comprendere le trasformazioni che ci hanno consegnato la città che ancora oggi vediamo e viviamo. I disegni di progetto e quelli esecutivi dei muraglioni, la campagna fotografica di Giuseppe Bertucci del 1890-94 ci restituiscono la drammaticità di questi lavori che cambiarono per sempre l’immagine della città. L’esposizione intende inoltre sottolineare, soprattutto alle nuove generazioni, l’importanza e la centralità dell’Ingegneria, oggi come allora, nella tutela del territorio, del paesaggio e delle risorse naturali in un periodo in cui emerge chiaramente la fragilità del sistema idraulico veneto e in cui si evidenzia la necessità di una corretta gestione delle risorse idriche».

IL CALENDARIO OPEN 2016 – Si apre con il “ritorno” di Gianni Ainardi in Civica 

LE ALTRE MOSTRE – Il percorso sulla metamorfosi e rigenerazione del costruito guarda dunque alla “città di ieri” per saper meglio cogliere e “governare” le trasformazioni urbane contemporanee. Ad aprire la rassegna sarà – dopo quella su Verona romana del 2014 – una nuova mostra sui disegni di Gianni Ainardi dedicati alla Verona medievale e scaligera e curata dal prof. Gian Maria Varanini, docente di Storia medievale all’Università di Verona. L’esposizione “Verona medievale e scaligera nei disegni di Gianni Ainardi. La Storia, il tratto e il colore”, sarà allestita nella Protomoteca della Biblioteca Civica dall’1 al 31 marzo. Il periodo comunale rappresenta per Verona il momento cruciale dell’espansione nei sobborghi di qua e di là dell’Adige e, in piena continuità, il periodo scaligero modifica il profilo urbanistico e monumentale della città. Sul tema dell’archeologia industriale la terza mostra in calendario. Nella personale “IL PAESAGGIO. Memoria, identità e metafora” i dipinti di Simone Butturini andranno ad illustrare «il fascino dell’archeologia industriale che mi attrae perché la sua storia, il lavoro che quegli edifici avevano procurato e prodotto mi sembra non sia solo un ricordo, ma abbia il senso e il peso della Storia».

I CONVEGNI – Accanto ai convegni strettamente dedicati alla rigenerazione urbana, all’architettura rurale, all’archeologia industriale e al Paesaggio a esperienze concrete di recupero temporaneo di uno spazio della città di Verona, un’incursione nell’etica del costruire con la presentazione del Manifesto sulla cura della casa comune pubblicato dal Servizio edilizia di culto della CEI nel settembre 2015 a partire dalle indicazioni dell’enciclica ecologista di Papa Francesco Laudato sì. Da sottolineare anche l’approfondimento sull’intelligenza artificiale applicata alla robotica di servizio e il focus sul progetto WALK-MAN e l’interazione tra robot e ambiente, con l’intervento del coordinatore del progetto europeo dell’Istituto Italiano di Tecnologia.

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