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In una domenica pomeriggio, durante il solito relax multitasking (tv sulla maratona di NYC e pc sulle ginocchia), sfogliando digitalmente “D Donna” mi “cade” l’occhio su un titolo emblematico: “Tutta la mia città” – sottotitolo “Modelli Urbani: sharing cities, ovvero le metropoli in cui si condivide tutto “per non sprecare risorse, generare guadagni extra e creare nuova socialità” : parola di April Rinne, massima esperta mondiale”…
April Rinne è stata uno degli speaker più attesi a Venezia della Conferenza “The Future of Science” organizzata dalla Fondazione Veronesi nel settembre scorso. La quarantenne di Portland è attualmente la maggior esperta di sharing economy e di sharing city al mondo ed è attualmente consulente delle due città più sharing oriented del pianeta, Amsterdam e Seul.

Mi torna alla memoria la relazione dell’arch. Olandese Thomas Rau alla Conferenza Internazionale al Klimahouse 2013 di Bolzano sul tema “Towards a circular economy”. La sua visione è che guardando la terra da lontano, sembra chiaro che l’uomo è solo una presenza temporanea. In tale sistema l’unica crescita possibile, entro i confini fisici della terra, è quella mentale.

Una illuminazione!

Rau ci fa riflettere sulla circostanza che non è l’energia il problema: abbiamo una domanda di energia ma abbiamo anche una carenza di materie prime, nel contempo i consumi eccedono la produzione e la nostra economia lineare crea principalmente “rifiuto”. Sia la cattiva qualità del prodotto ma anche l’innovazione rapidissima, come quella che stiamo vivendo da una decina di anni, producono rifiuti allontanando sempre di più la curva del ciclo di vita da quella del ciclo della performance dei prodotti. E’ necessario copiare dalla natura e trasformare il ciclo dalla culla alla tomba, in dalla culla alla culla. E’ necessario passare dal concetto di proprietà a favore del concetto di prestazione, dal concetto di consumo a quello di utilizzo. Per far ciò ci illustra un paradosso: per viaggiare in aereo non compriamo un boeing al costo di euro 230.000.000, ma un posto a sedere in un aereo al costo di euro 230, cioè un milione di volte in meno…. Con questa visione sono gli stessi prodotti a diventare “materie prime” e l’economia da lineare diventa circolare, diventa economia della collaborazione: SHARING ECONOMY.

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Negli ultimi anni l’economia della condivisione è cresciuta velocemente passando dai 3,5 ai 15 miliardi di dollari di fatturato. Le stime parlano di 335 miliardi di dollari entro il 2025.
Nei giorni 15 e 16 novembre al Base di Milano (ex Officine Ansaldo) si terrà Sharitaly, la manifestazione di riferimento per l’economia della collaborazione in Italia che è giunta alla quarta edizione.

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Finita l’epoca in cui sulla sharing economy ricadevano le aspettative di ricetta salvifica per l’uscita dalla crisi, oggi ci si concentra sul valore etico. Quindi il dibattito verterà sulla creazione, distruzione e distribuzione di valore dell’economia collaborativa: distrugge lavoro o crea nuove competenze e professionalità? Sta generando nuove disuguaglianze sociali e territoriali o può produrre nuove forme di welfare comunitario? Disintermedia i mercati o crea nuove forme di intermediazioni? Riesce a socializzare l’economia? E’ sostenibile?
Tra i temi trattati quest’anno “abitare collaborativo, cultura, finanza collaborativa, nuove professioni, welfare e territorio, manifattura 4.0, mobilità e turismo”. Uno spazio ad hoc lo ha guadagnato l’user experience in BlaBlaCar.
Ogni settore ed ogni ambito sta sperimentando il modello collaborativo che diventa motore di accelerazione e cambiamento anche per i nostri territori: coworking, incubatori, mercati cittadini che in Italia si stanno trasformando da spazi a luoghi, piattaforme per cittadini, associazioni, imprese che vi trovano siti per esprimersi, sperimentare, riflettere, creando comunità dalle governance allargate.