Ormai le parole “smartcity” e “greencity” sono entrate nel nostro quotidiano ma ancora stentiamo a riconoscere intorno a noi modelli da seguire, esperienze prossime da replicare.

Le amministrazioni delle nostre città sono spesso sommerse da problemi contingenti che sembrano più gravi ed impellenti di qualsiasi politica di efficienza e di rigenerazione urbana. Invece nel contempo c’è chi si organizza in altro modo, guardando più avanti dell’emergenza proprio perché non sia l’emergenza a dettare l’agenda.

L’Associazione nazionale dei Comuni Virtuosi nasce nel maggio fin dal 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure, su iniziativa di quattro comuni: Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE), quindi anche molto distanti fisicamente tra loro ma non nelle idee. Si pone l’obiettivo di realizzare una rete di Enti locali che opera a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri Territori, diffondendo verso i cittadini nuove consapevolezze e stili di vita all’insegna della sostenibilità, sperimentando buone pratiche attraverso l’attuazione di progetti concreti, ed economicamente vantaggiosi, legati alla gestione del territorio, all’efficienza e al risparmio energetico, a nuovi stili di vita e alla partecipazione attiva dei cittadini. Ad oggi l’Associazione conta quasi 100 Comuni aderenti da ogni parte d’Italia che si mettono in gioco ogni anno con la partecipazione al premio “Comuni virtuosi”. Nel 2016 sono arrivati alla commissione esaminarice oltre 300 progetti nelle cinque categorie previste dal bando: gestione del territorio, impronta ecologica, rifiuti, mobilità sostenibile e nuovi stili di vita. Progetti ambiziosi, molto concreti, a volte sorprendenti, che hanno coinvolto non solo piccoli centri di provincia ma anche città capoluogo come Belluno, Parma, Cesena, Trento, Treviso.

Associazione dei Comuni virtuosi e non solo: il Network 2nd Chance, parte del più ampio URBACT Networks, si pone quale sfida la rifunzionalizzazione di edifici e complessi edilizi abbandonati per uno sviluppo sostenibile delle città. In che modo tali strutture possono essere considerate beni comuni e come ripartire da esse per creare forme di sviluppo condiviso e diffuso? Il network 2nd Chance ha dedicato a questo tema un meeting tematico il 13 febbraio scorso con particolare attenzione proprio alle città che stanno maggiormente affrontando il tema del riuso delle grandi strutture dismesse legandolo al dibattito europeo sui commons e sulla condivisione di strategie e azioni con diverse fasce di residenti. Napoli e Genova trovano proprio su questo tema l’ennesimo terreno comune, focalizzando entrambe i propri sforzi di progettazione partecipata promossi nell’ambito di Urbact sul riutilizzo di ex strutture militari. La realizzazione di attività culturali a partire da una programmazione condivisa degli interventi di recupero da realizzare sulla spinta di 2nd Chance costituisce un elemento comune dell’azione di recupero che entrambe le città stanno portando avanti e confrontando con esperienze simili realizzate dagli altri partner europei. Alla base di questo però resta il forte impegno di sperimentazione promosso in alcune di queste realtà urbane negli ultimi anni, sulla scorta di un deciso committment politico che nel caso di Napoli ha spinto a inserire il diritto ai beni comuni come parte dei diritti di cittadinanza in una delibera apposita, che ha dato vita a una serie di azioni di recupero partecipato raccontate nel corso dell’incontro di Genova ai partner europei. Le modalità di riutilizzo proposte a Napoli, che si punta in parte a replicare nella rigenerazione dell’ex ospedale militare, possono essere di spunto anche a Genova soprattutto sul fronte della vivacità della relazione tra città, università e vivace contesto associativo locale, che ha trovato numerose opportunità di collaborazione negli ultimi anni con i Patti di collaborazione realizzati nell’ambito del Regolamento Beni Comuni.