“Non è la più forte delle specie che sopravvive, nè la più intelligente, ma quella più reattiva ai cambiamenti”

(Charles Darwin)

La tecnologia di stampa tridimensionale consente di creare oggetti reali a partire da un semplice disegno digitale, solitamente mediante un processo additivo (procedendo per sovrapposizione di strati). Si possono utilizzare disegni in CAD oppure si può effettuare un rilievo di partenza, con scanner 3D. Nel 1952 al MIT è stata brevettata la prima stampante 3D. Oggi ed in futuro la stampa 3D può costituire un incommensurabile valore per un settore come quello dell’edilizia, in cui può contribuire ad accelerare i tempi di costruzione e ad ottimizzare l’utilizzo del materiale, oltre ad introdurvi di nuovi. Grazie ad Enrico Dini, fondatore di D-shape, la stampa 3D consente da poco tempo anche l’utilizzo di forme architettoniche libere.

Sono stati realizzati alcuni prototipi di edifici con stampa 3D, ma molti sono ancora in fase di perfezionamento. Una delle più recenti realizzazioni è una villa di 400 mq costruita a Pechino dalla società Huashang Tengda. La casa è stata realizzata in soli 45 gg, utilizzando stampanti 3D di dimensioni notevoli. I costruttori sostengono anche che la casa possa resistere ad un terremoto imponente.

Video al link https://youtu.be/OloOc21_u80

Di recente progettazione anche la casa che ha vinto il Freeform Home Design Challenge, che sarà costruita negli USA, opera dello studio di architettura WATG di Chicago.L’utilizzo di forme curve è in questo caso finalizzato alla maggiore integrazione con la natura. La competizione è stata indetta dalla start up Branch Technology con lo scopo di raccogliere nuove idee insieme a ingegneri ed architetti per un nuovo tipo di residenza, ergonomica, confortevole ed esteticamente accattivante, lavorando sulle tecnologie di stampa 3D per il miglioramento della vita delle persone. Per approfondire consulta il link 

Di nuova scoperta, molto importante per il settore edile, è la cosiddetta “osteobotica”, una tecnica di stampa 3D che si ispira alla solidità strutturale delle ossa. Questa tecnica è in fase di studio alla Architectural Association School of Architecture di Londra. Questo metodo utilizza un polimero speciale detto policaprolattone (PCL), che ha basso punto di fusione (60 gradi) e che è biodegradabile. Sarebbe così possibile utilizzarlo per costruire edifici temporanei, a bassa impronta ecologica, pronti in breve tempo e facilmente smontabili.

La stampa 3D può offrire molto all’edilizia e di sicuro è in grado di produrre una rivoluzione culturale, sociale e gestionale delle costruzioni. La smart city del futuro sarà basata anche su questo. E diventerà indispensabile rimanere aggiornati e “sul pezzo”, per evitare una progettazione architettonica ed ingegneristica obsoleta.