Su e giù per le nuove idee, pronto per le prossime sfide.

Ossia ciò che ho condiviso (e che condividerò):
→ coi miei nuovi soci a Cagliari;
→ coi ragazzi del Politecnico di Torino e Milano;
→ coi giovani imprenditori di Confcommercio a Trieste;
→ col Consiglio Nazionale degli Ingegneri per il loro Scintille 2017 a Perugia;
→ coi colleghi di Federmanager a Padova;
→ coi lungimiranti ricercatori del Compliance Symposium al Forte di Bard;
→ con l’ecosistema Sardo dell’innovazione al Teatro Civico di Cagliari.

Sono solo riflessioni, per gli amici e per chi ne ha voglia/tempo.
Sono solo spunti, spero energici, per chi ha progetti nuovi, per chi, come me ed altri, continua a sforzarsi nei e per i percorsi di cambiamento.
In fondo, il bello di passare da un lavoro all’altro, sta proprio nella possibilità di iniziare nuove avventure.

#futurenofear
(libera interpretazione ex AA.VV.)

Nella carne dell’uomo dormono delle ali, diceva il padre del futurismo Marinetti, perché quel che conta non è concludere ma iniziare, determinando con forza contagiosa idee disruptive.
Ovunque è possibile che un’avanguardia faccia breccia, ispirando e non copiando, intraprendendo nuove battaglie, senza arrendersi mai, senza far venir meno gli slanci, neanche davanti alle avversità.
Non sempre vince chi ha più passato rispetto a chi è in grado di anticipare il futuro, posto che il genio supera la cultura del tempo.

Possiamo essere in grado di penetrare nella vita con pulsioni istintive e creative?
Per me, si, non c’è dubbio.
La crisi, infatti, siamo noi, inutile negarlo, i nostri errori, i nostri abbandoni, la nostra incapacità di lottare, sognare ed assumerci responsabilità.
Per questo è possibile cambiare, anzi, oggigiorno, è un dovere.

Uno dei miei mentor, un filosofo della scienza, sostiene nei suoi studi che il presente non esiste, se non come tunnel tra passato e futuro, avvenire che esiste e prende forma progettuale nuova grazie all’interpretazione tesaurizzata del passato.
Passato che reinterpretiamo funzionalizzandolo e strumentalizzandolo agli scenari futuri.
Ma mai denigrandolo, svilendolo o negando oggettività ai fatti veri, non quanto scritto dai vari vincitori di turno (che spesso non vincono o se vincono è solo una battaglia).

Tutto si racchiude nell’impatto della conoscenza e delle conoscenze, perché senza cultura e senza reti di relazioni forti e stabili è difficile che si possa progettare il futuro.

Le identità chiuse e protette non avranno futuro, così come muri, barriere, bastoni e padroni severi.
Il nuovo confine, si sa, è l’assenza di confine, sotto ogni profilo.
E’ necessario, pertanto, lottare contro le false identità e contro le errate convinzioni altrui.

La cultura del cambiamento è il luogo del desiderio di vita, la gioventù è il tempo della forza e, oggi, lo stiamo mettendo a dura prova.

Attenzione alle parole ed alle relazioni, è soprattutto sui linguaggi che non si devono commettere errori.

La libertà e la responsabilità sono esercizi collettivi che devono essere agiti in maniera consapevole.
Supereremo i divari generazionali e quelli derivanti dai nuovi mondi solo se avremo eguaglianza anche per gli svantaggiati, oggi non viviamo in un mondo di pari opportunità.

Ancor oggi, in presenza di poderosi nuovi strumenti, esercitiamo schemi vecchi, non usiamo il cervello per le sue capacità così come non siamo in grado di utilizzare il cellulare per le sue potenzialità.

Tutti espatriano, ma nessuno lotta, tutti abbandonano, dappertutto. Ma è veramente la soluzione? NO!
Serve lottare per non rimpiangere.
Serve sperare.
Serve costruire e gestire una società nuova sulla base ed a misura delle prossime generazioni, non tarata sui bisogni delle precedenti.

Essere figli significa essere grati per quello, anche poco, che si è ricevuto.
Almeno così dovrebbe essere.
Ma non invertiremo la situazione fino a che i figli dovranno continuare a pagare le colpe dei padri.

C’è un’enorme differenza tra libertà e libero arbitrio esercitati a mentula canis, noi non ci siamo fatti da soli, il mito dei self made man è una bufala, noi siamo soggetti osmotici con la famiglia che ci ha generato prima, col mondo che ci ha contaminato poi.
Noi siamo sempre in rapporto e relazione con gli altri.
Non scordiamolo. La vita è rapporto con gli altri.

Condividere la bellezza del futuro passa dal superare quello stato d’animo per cui la nostra felicità passa dall’infelicità degli altri.
Ad esempio, oggi facciamo carità col superfluo, invece la donazione vera è nel dare quello che non abbiamo, implica amore, generosità e creatività.
Lo stesso vale per il mondo della nuova impresa, sia ben chiaro. Anche perché i veri doni non sono oggetti.

La propria identità è un ruolo sociale, si costruisce nel tempo e in relazione alle persone.
Gli esseri umani, infatti, sono fatti per generare, per creare, per trasformare dolori in passioni, problemi in soluzioni, muri in prospettive.
L’ignoranza è il consolidamento del poco.
La luce, si sa, è nel punto più scuro del buio.

Ma davvero il futuro è così lento a venire?
Ma se fosse così, non ci sarebbe un contrasto con le attuali velocità?
E’ nel dubbio che nasce la conoscenza, da sempre, se pensiamo di sapere quello che siamo ci stiamo ponendo limiti da soli.
Le certezze, a loro modo, sono forme di ignoranza.

Mai dobbiamo cadere nell’assenza dell’utopia, agiamo per il contrario. Senza utopia non c’è progresso.

Anche per il Cristianesimo, checché se ne dica cultura dominante, il passato è male, il presente è redenzione ed il futuro è salvezza, speranza.

Pasolini diceva che c’è una grande differenza tra sviluppo (maggior disposizione di mezzi materiali) e progresso (inteso come miglioramento delle condizioni esistenti).
Se questo è ancora oggi vero, come penso, anche la tecnologia è e rimane un mezzo, non è il fine che tutti oggi guardano.
Stesso dicasi per il concetto di mercato, che sembra che tutto domini.

Per discutere e decidere serve cultura diffusa, cultura generale e cultura d’impresa, non solo quelle iperspecialistica che ci hanno fatto credere negli ultimi 30 anni.

Il progresso, oggi, è nella creazione di beni comuni per soluzione di problemi endemici.
Il mercato al di sopra della democrazia sposta il baricentro dello stesso senso d’esistere.

Penso che un mondo migliore possa esistere.
Penso che un mondo diverso sia costruibile.
Penso che siamo in grado di fare dei grandi passi avanti, insieme.

Voglio rivoluzione al posto di rassegnazione.
Voglio forza e coraggio al posto di facce deluse.
Voglio persone capaci di osservare il presente per dare risposte concrete alle persone che arrivano.

Vorrei, quasi, che l’innovazione diventasse un’ossessione collettiva, dove l’importanza degli obiettivi generali strategici vada di pari passo con quella degli obiettivi personali o di collettività più ristrette.

Non fermiamoci ai pensieri ed alla tecnologia attuale, non pensiamo che il massimo del futuro ci sia, non pensiamo che ci sia fine al peggio, prepariamoci a tutti ed a tutto.
Infondo, arriva sempre una macchina che cambia radicalmente il nostro modo d’essere.

E’ proprio vero che il tempo si è fermato e lo spazio s’è smarrito, per questo ci sono praterie, a qualunque crisi devono corrispondere nuove aspirazioni, deve rinascere il desiderio di riappropriarsi del proprio tempo e della voglia di contribuire alla costruzione di beni pubblici collettivi e connettivi.

E’ per questo che faccio con soci nuovi ben due nuove iniziative imprenditoriali, lo faccio in Sardegna, ben consapevole del fatto che la penisola non sia un luogo per fare impresa. Ma è qui che serve la resistenza, è qui che serve il cambiamento.

E’ qui che serve che la non-dipendenza progressista prenda forma, diventi sistema di persone, di cultura, di politica e di governo.

E’ qui che voglio scaricare tutte le nuove e positive energie di cui sono capace, al servizio dei miei nuovi soci e della società civile.

Quali sono le iniziative? Beh #staytuned … presto sugli schermi, in fondo il futuro è di chi lo fa

Vostro affezionatissimo, come sempre un sorriso, Nicola

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