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I Giochi Olimpici di Rio 2016 da poco conclusi, per due settimane hanno acceso la luce su 42 discipline sportive (alcune delle quali si affacciano al grande pubblico in poche altre occasioni…). Oltre a medaglie importanti, frammenti di storia dello sport, successi sconfitte dolorose e vittorie esaltanti, ricorderemo questa edizione delle Olimpiadi come la prima nella quale la tecnologia ha permeato profondamente lo sport, il modo di vederlo (per noi spettatori) ma anche e soprattutto il modo di affrontarlo (per gli sportivi) dagli allenamenti alla gara.

 

Essendo agosto, mese di italica vacanza, ho seguito gran parte delle gare su computer, tablet e telefono, in tv veramente poche. Il vecchio tubo catodico, seppur oggi sottile come un foglio, non offre più le attrattive di un tempo. Le app sui dispositivi mobili ci permettono non solo la visione fuori casa (in auto, in al mare, in montagna… ovunque ci sia campo!) ma un’esperienza molto più completa. Innovazioni introdotte in occasione di questi giochi olimpici sono state la ultra definizione (più precisamente “super-high vision” 8k, ovvero una risoluzione di 7680×4320, 32 megapixel) e i filmati VR-360, visibili senza costose attrezzature ma direttamente dal telefonino, o in modalità classica oppure con il supporto di un visore (o di un più semplice cartboard). L’app che la RAI ha dedicato allo streaming di filmati a 360°, dal semplicissimo utilizzo, è stata molto apprezzata; bastava infatti semplicemente ruotare lo smartphone per cogliere l’azione come se si fosse presenti all’evento, senza necessità di usare alcun accessorio diverso.

 

Ma cambia anche il modo di affrontare lo sport, dalla preparazione alla gara.

I wearable, già molto diffusi tra gli amanti del fitness e dello sport amatoriale, vengono utilizzati per monitorare l’affaticamento, il battito cardiaco e le prestazioni degli atleti.
Allenatori e fisioterapisti basano i propri programmi di allenamento su dati reali rilevati e possono controllare la bontà delle scelte effettuate molto più rapidamente. In questo modo si accresce esponenzialmente la qualità dell’allenemento, si attua una efficace prevenzione del sovrasforzo ed è possibile il costante monitoraggio delle condizioni di salute degli sportivi.

 

I big data sono stati un grande protagonista delle Olimpiadi. Gran Bretagna, Germania, Australia e Stati Uniti – solo per citare quattro nazioni – hanno usato dati e informazioni ricavati nel corso di allenamenti e gare per ottimizzare le prestazioni degli atleti nel corso delle performance olimpiche. Grazie alle analisi dei dati gli allenatori affiancati da nuove figure professionali, come il data scientist e il data analisit, sono in grado di valutare le prestazioni durante la gara ed, eventualmente, correggere errori ed imperfezioni degli atleti.

L’Australian Institute of Sport (AIS) ha sviluppato un database attraverso il quale è avvenuto un monitoraggio degli allenamenti di circa 2.000 atleti ogni settimana. Nick Brown, vicedirettore dell’AIS, ha dichiarato “Nei gruppi di atleti ove c’è un alto quantitativo di raccolta dati, è stato possibile fornire agli allenatori istruzioni sui carichi di allenamento, riducendo drasticamente acciacchi e infortuni. Il database rappresenta la soluzione tecnologica per la prevenzione affidata all’analisi dei dati, in abbinamento all’uso di sensori wearable che ricevono informazioni in fase di allenamento”.

 

Nel ciclismo (messa da parte in questo momento l’annoso problema del doping) c’è sempre meno necessità di concentrarsi sugli aspetti meccanici dei mezzi, perché le biciclette sono ottimizzate al punto da essere diventate efficienti al 99%, materiali compositi, progettazione assistita e test in galleria del vento sono ormai la conseuetudine. Le questioni da risolvere sono ancora legate alle competizioni e a come ottenere prestazioni da record.

La squadra di ciclismo degli USA si è avvalsa degli occhiali per realtà aumentata realizzati da Solos, in collaborazione con il Cloud IBM, e i ciclisti in pista sono stati sottoposti a test per raccogliere dati sulla potenza, la velocità e persino l’impatto delle pedalate.
I ciclisti potevano tenere sotto controllo il percorso, senza distrazioni, in quanto i dati venivano trasmessi direttamente sulle lenti degli occhiali. Feedback in tempo reale venivano inviati dagli allenatori per aggiustare la strategia di allenamento.
Ad esempio, nella simulazione di una gara individuale a cronometro, il ciclista ha la possibilità di vedere se il giro che sta compiendo sia migliore di quello dei suoi avversari, in base alla posizione sul tracciato e al tempo che sta realizzando. L’atleta può così valutare se possa essere conveniente compiere sforzi ulteriori o se destinarli al giro successivo. Le statistiche permettono di ottimizzare gli sforzi, che vengono ridotti nei momenti in cui non è necessario sprecare energie.

Questo tipo di tecnologia sta diventando fondamentale in fase di allenamento, oggi non può essere utilizzata in gara.
Ma si sa, a parte gli imprevisti, una gara si vince con l’allenamento.

 

La tecnologia aiuta anche durante la gara a determinare con più precisione il punteggio e a eliminare i possibili errori di giudici o arbitri.

Seguendo le gare di tiro con l’arco, che grandi soddisfazioni hanno dato ai nostri e alle nostre atlete, abbiamo visto qualche inquadratura dalle videocamere miniaturizzate poste proprio al centro del bersaglio.
Questa non è stata l’unica innovazione tecnologica, infatti una rete di sensori posizionata all’interno del bersaglio ha permesso, per la prima volta, di conoscere il punteggio appena un secondo dopo l’impatto. Il sistema è in grado di stabilire la posizione della freccia sul bersaglio con un’accuratezza di circa 0,2 mm, ben più precisa dell’occhio umano.

Durante le partite dell’Italia del volley abbiamo apprezzato l’introduzione dell’instant replay, d’abitudine nell’NBA già dalla stagione 2002-2003. 12 telecamere ad alta velocità vengono in soccorso delle decisioni arbitrali o in seguito al dubbio dell’arbitro stesso o in seguito alla richiesta da parte di un capitano. L’arbitro può modificare la decisione in base alla miglior visione dell’azione e contestualmente le squadre possono rivederla a rallentatore su un grande schermo.
Questa innovazione, comune a pallavolo e beach volley, è una delle novità introdotte in queste Olimpiadi ma che sono già state utilizzate nelle gare internazionali.

 

Quelle descritte sono solo alcune tecnologie che l’evento olimpico ha messo in luce, ma molte altre sono in corso di sviluppo. Ci attendiamo, per il futuro sicuramente nuovi record dagli atleti. E per noi una modalità per seguire lo sport sempre più dentro all’azione.