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La tecnologia sta avvicinandosi sempre più a noi, sta cambiando il nostro modo di vivere e di comunicare, ma soprattutto lo sta facendo molto in fretta. Quasi non ce ne accorgiamo, il cambiamento è costante, corre sul battito della nostra quotidianità. Che questo cambiamento ci stia facendo bene o male non lo possiamo dire a questo punto, ce ne potremo solamente rendere conto nei prossimi anni.

Detto in termini molto semplici, è un continuo accorciamento delle distanze, e seppur sia un accorciamento virtuale, ciò incide quanto mai sulla nostra realtà. Tutto è partito dagli anni ’80 del secolo scorso, dalla nascita del concetto di personal computer, dalla sua successiva diffusione e dalla sua sempre maggior presenza nella nostra vite, a casa come al lavoro. Ma il computer, fisso o portatile, è pur sempre un oggetto che fisicamente occupa un suo spazio e resta ben distinto dalla nostra persona.

Abbiamo iniziato ad accorciare le distanze in modo più significativo con gli smartphone, la generazione evoluta dei cellulari nata da meno di dieci anni, che ha influenzato in modo pesantissimo il nostro modo di comunicare e in un certo senso anche le nostre abitudini quotidiane. Con uno strumento che ci segue in ogni spostamento, perché trova posto direttamente in tasca, abbiamo fatto un passo importante verso la multimedialità, nel senso stesso della parola ovvero del comunicare attraverso più mezzi: la parola detta o scritta non è più al centro della scena, il protagonista è il concetto che si vuole trasmettere, in un certo senso il pensiero stesso, e può essere chiaramente espresso con una foto, un disegno o anche solo con una faccina. È nata una sovrapposizione di linguaggi diversi che prima non era neppure ipotizzabile. E la comunicazione passa anche attraverso i social, veicolata ad un solo destinatario o a tutto il mondo, nello stesso modo, con uno stesso gesto con lo stesso mezzo, quello che abbiamo detto essere in tasca, sempre con noi.

Come accennato, questo ha modificato le nostre abitudini, non abbiamo più bisogno di accendere un computer per controllare la mail ma veniamo direttamente informati da un suono o da una vibrazione quando arriva e soprattutto abbiamo a disposizione una quantità pressoché infinita di app finalizzate a risolvere (quasi) ogni nostro problema.

Un ulteriore passo di avvicinamento sempre più profondo tra noi e la tecnologia è il passaggio dagli smartphone ai nuovi oggetti smart: orologi, scarpe, vestiti, anelli, ecc. Gli stessi oggetti che abbiamo sempre utilizzato diventano oggetti connessi, capaci di rilevare dati e di darci feedback.

Il 2015 verrà ricordato anche per l’arrivo sul mercato degli smartwatch, nuovo prodotto che ha riempito la narrazione marketing e tecnologica per mesi. Grazie ai primi modelli il mercato ha avuto modo di conoscere meglio funzionalità, benefici e vantaggi ma soprattutto potenzialità delle nuove tecnologie e la loro facile integrabilità con quelle esistenti e oggi più diffuse, sempre più vicine a noi. Parallelamente agli smartwatch stanno riscuotendo un successo sempre maggiore gli smartband, prodotti più semplici nell’utilizzo, che si limitano a monitorare alcune nostre attività come ad esempio il fitness o il sonno.

In questo ulteriore passo non solo più la comunicazione verso gli altri passa dai device ma entriamo in una sfera più personale: il rilevamento dei nostri dati biometrici ci consente di sapere qualcosa in più i noi stessi in tempo reale. Il battito cardiaco, il grado di ossigenazione del sangue, il livello di stress possono essere rilevati all’istante da uno smartwatch al polso o da sensoristica annegata nei vestiti. Ciò ha svariati risvolti: dal monitorare le nostre performance durante l’allenamento fisico, al rilevare durante la notte come proceda il sonno e svegliarci nel momento migliore, ma tutto ciò può diventare anche un aiuto concreto per conoscere e monitorare costantemente il nostro stato di salute, attivare gli opportuni campanelli d’allarme, non è lontano il momento il cui il nostro medico potrà avere a disposizione molti più dati per meglio interpretare il nostro stato di salute ed intervenire in modo più mirato.

Tutto ciò è possibile già oggi, ma se guardiamo al futuro, oltre all’uso personale, i dispositivi indossabili in ambito lavorativo potranno trovare molteplici ambiti di applicazione e produrre benefici e vantaggi reali sia per chi li indossa sia per l’organizzazione nella quale si è impiegati. Benefici legati ad esempio alla sicurezza per persone che hanno bisogno di avere sempre le loro mani libere per il tipo di attività che svolgono ma anche vantaggi aziendali che possono rilevare e autenticare i loro dipendenti con strumenti capaci di fornire informazioni biometriche di chi li indossa. Gli stessi strumenti potrebbero essere usati per accedere e attivare computer, siti web, e altri strumenti di lavoro aziendali. Un vantaggio garantito per la riduzione di costi in termini di infrastruttura e risorse IT e per una maggiore efficienza lavorativa.

I prodotti tecnologici indossabili potrebbero anche essere usati per un monitoraggio continuo della salute dei dipendenti in modo da pianificare meglio piani assicurativi, iniziative e interventi. Un uso che certamente può contribuire ad alimentare il timore del grande fratello tecnologico capace di violare la privacy delle persone, ma che è solo uno dei numerosi esempi di impiego possibile di tecnologie che nel corso di questo 2016 troveranno comunque il modo di farsi conoscere meglio e di diffondersi pervasivamente nel mercato consumer così come in quello business e aziendale.

Sarà necessario anche ripensare in modo più aperto il concetto di privacy ai tempi dei big data: quali dati condividere, come farlo e a quale scopo. Come sempre gli aspetti positivi e quelli negativi sono spesso molto vicini tra loro e ciò che farà propendere per l’uno o l’altro sarà la modalità di uso del dato stesso. Pensiamo oggi all’uso delle telecamere per la sicurezza, un mezzo che senza dubbio impatta la nostra privacy ma che ha portato impagabili benefici per risolvere casi giudiziari e nella lotta contro il terrorismo.

Il 20 e 21 novembre 2015 si è tenuto a Torino presso Lingotto Fiere il primo evento fieristico europeo dedicato completamente al mondo dei dispositivi indossabili: il Wearable Tech Torino (WTT). Evento che testimonia non solo la popolarità raggiunta dei device indossabili, ma anche la volontà di dare un’opportunità di confronto a varie realtà imprenditoriali e agli sviluppatori di app.

Il 2016 è stato indicato da molti analisti l’anno dispositivi indossabili, soprattutto della loro diffusione commerciale, ma siamo già pronti per l’ulteriore passo avanti: la lettura delle onde celebrali non è relegata alla fantascienza ma si pone come un futuro molto prossimo, futuro nel quale l’interfaccia utente si ridurrà sempre più fino a raggiungere il limite estremo dell’immediatezza tra pensiero ed azione.