Il titolo dell’articolo contiene un apostrofo che non rappresenta un refuso ma che ha un significato ben preciso, l’articolo riporta infatti le impressioni di viaggio della collega ingegnere Lisa Veronica Rizzotti al ritorno da una vacanza in Polonia.  

Quanti di noi credono ancora all’importanza della progettazione vista come lascito concettuale alle generazioni future? Ebbene, a me è bastato un viaggio per ricordare il valore di questo mestiere. Pertanto, presento le memorie estive della mia recente vacanza in Polonia che ritengo significative e stimolanti proprio in questa direzione.

 

La meta è stata decisa con la mia famiglia più che altro per la curiosità di esplorare una parte di Europa che non conoscevamo e che ci ha sorpreso anche per la gran quantità di verde, boschi e di parchi che ospita. Mio marito ed io, perché i ragazzi sono ancora troppo giovani per avere grandi aspettative, attendevamo di vedere qualcosa di più “arretrato” rispetto ad altri standard europei e appartenente a quell’est desolato che abbiamo nel nostro immaginario. Sbagliavamo. Dopo pochissimo tempo ci siamo accorti di quanto fossero distorti i nostri pensieri. Quello che abbiamo trovato invece è la crescita, anzi la voglia di crescita che si percepisce attraversando tutta la Polonia da sud a nord; la mia potrebbe essere anche l’impressione frettolosa di un turista, comunque l’immagine che a me resta è quella di una gran voglia di evolvere, di ristrutturare, di non rimanere indietro e, anzi, di guardare avanti. Le città attraversate (e cito le principali) Cracovia, Varsavia, Torun, Danzica, Sopot offrono tantissimo al turista: pulizia, ordine, eventi, confort, facilità di logistica perché i trasporti funzionano, oltre che l’infinita disponibilità della popolazione locale.

 

L’ingegnere nota però anche altri particolari, nonostante la mente sia vacanziera. Non mi è sfuggito il colpo d’occhio che regalano le case molto ben tenute e di recente costruzione, forse meglio dire di recente “ricostruzione”. Di qualsiasi epoca fossero gli edifici a noi oggi rimangono le loro ricostruzioni a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, quando gran parte del patrimonio edilizio è andato distrutto o gravemente danneggiato. Ho avuto l’impressione che la Polonia abbia ricostruito per non perdere, a mio parere, la sua identità nazionale e per avere ancora traccia del suo passato; ma accanto a questo ho visto il nuovo. Varsavia in particolare stupisce per gli edifici in vetro, i grattacieli e la ricerca di stupire, anche semplicemente per quanto riguarda le fermate della metropolitana… e poi per la presenza di quello che a noi sembra ormai un miraggio: la gran quantità di cantieri! Gran parte degli assi viari sono interessati da cantieri stradali, ci sono cantieri nei centri storici, nei parchi, lungo le darsene e gran parte dei progetti sono realizzati con i contributi dell’Unione Europea, come evidente nei cartelli di cantiere o nelle targhette di opere già terminate.

 

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…e che dire di città in cui nel centro storico è disponibile ovunque per tutti il wi fi!

 

Per me è stato incoraggiante percepire il fermento e la voglia di costruire in modo sostenibile senza necessariamente voler solo tappare buchi. Insomma, dietro all’edificare c’è un pensiero preciso: restare quelli che si è, cambiando.

Lisa Veronica Rizzotti (Novara)